Pub Date : 2020-03-01DOI: 10.1016/S1286-9341(20)43272-7
F. Balen , V. Bounes , S. Charpentier
La pericardite è una patologia frequente del soggetto giovane, la cui presentazione clinica associa dolore toracico e modificazioni elettrocardiografiche. Spesso porta il paziente a una visita d’urgenza di fronte al dolore toracico. La presentazione clinica associa il caratteristico dolore toracico (di solito rispondente ai farmaci antinfiammatori), uno sfregamento pericardico incostante e un versamento all’ecografia clinica. L’eziologia è spesso difficile da individuare; in pratica, non è ricercata nelle pericarditi semplici del soggetto giovane. Non è necessario, nella forma benigna, trattenere il paziente in Pronto Soccorso e può essere sufficiente un follow-up da parte del medico curante. Il trattamento principale si basa sugli antinfiammatori non steroidei e il decorso è molto spesso favorevole, a volte recidivante e più raramente verso la costrizione o il tamponamento. Infine, in medicina d’urgenza, è fondamentale valutare la tolleranza del versamento pericardico e ricercare segni clinici ed ecocardiografici di tamponamento. La ricerca di una diagnosi differenziale che pone a rischio la prognosi vitale (infarto del miocardio, embolia polmonare, dissecazione aortica, pneumotorace, ecc.) deve essere sistematica davanti ad ogni dolore toracico.
{"title":"Pericarditi acute","authors":"F. Balen , V. Bounes , S. Charpentier","doi":"10.1016/S1286-9341(20)43272-7","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1286-9341(20)43272-7","url":null,"abstract":"<div><p>La pericardite è una patologia frequente del soggetto giovane, la cui presentazione clinica associa dolore toracico e modificazioni elettrocardiografiche. Spesso porta il paziente a una visita d’urgenza di fronte al dolore toracico. La presentazione clinica associa il caratteristico dolore toracico (di solito rispondente ai farmaci antinfiammatori), uno sfregamento pericardico incostante e un versamento all’ecografia clinica. L’eziologia è spesso difficile da individuare; in pratica, non è ricercata nelle pericarditi semplici del soggetto giovane. Non è necessario, nella forma benigna, trattenere il paziente in Pronto Soccorso e può essere sufficiente un follow-up da parte del medico curante. Il trattamento principale si basa sugli antinfiammatori non steroidei e il decorso è molto spesso favorevole, a volte recidivante e più raramente verso la costrizione o il tamponamento. Infine, in medicina d’urgenza, è fondamentale valutare la tolleranza del versamento pericardico e ricercare segni clinici ed ecocardiografici di tamponamento. La ricerca di una diagnosi differenziale che pone a rischio la prognosi vitale (infarto del miocardio, embolia polmonare, dissecazione aortica, pneumotorace, ecc.) deve essere sistematica davanti ad ogni dolore toracico.</p></div>","PeriodicalId":100461,"journal":{"name":"EMC - Urgenze","volume":"24 1","pages":"Pages 1-7"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2020-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1286-9341(20)43272-7","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"72041139","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2020-03-01DOI: 10.1016/S1286-9341(20)43270-3
J.-B. Caruhel , J. Bouaoud , N. Tabchouri , T. Schouman , P. Goudot (Professeur des Universités, praticien hospitalier, chef de service)
Le ferite cervicali penetranti possono mettere a rischio la prognosi vitale e funzionale dei feriti. Le sfide della gestione in urgenza e dei tempi secondari di ricostruzione impongono una perfetta conoscenza dei criteri di gravità, dei gesti salvavita e delle tecniche di ricostruzione chirurgica. Inizialmente, è necessario diagnosticare e trattare le due urgenze che mettono in forse la prognosi vitale: il distress respiratorio acuto da ostruzione delle vie aeree superiori e un’emorragia massiva. La maggior parte delle ferite cervicali è legata ad aggressioni e a tentativi anticonservativi con armi bianche o armi da fuoco. Ogni ferita cervicale penetrante impone un trasferimento medico in un centro specializzato con una dotazione tecnica completa. La diagnosi lesionale iniziale si basa sull’esame clinico e, in assenza di segni di gravità, sull’esecuzione di un’angio-TC. Ogni diagnosi di shock emorragico, di ematoma cervicale espansivo, di distress respiratorio secondario a una lesione laringotracheale o di segni di localizzazione neurologica indicativi di un accidente vascolare cerebrale deve portare in urgenza a una gestione medicochirurgica con controllo dei segni di gravità ed esplorazione chirurgica. Nei pazienti stabili, l’angio-TC è il gold standard e consente un bilancio lesionale iniziale preciso che guida la gestione chirurgica. È fondamentale riconoscere e trattare le lesioni delle strutture nervose cervicali e del tubo digerente. Le ferite esofagee misconosciute al momento iniziale possono essere secondariamente rivelate da gravi complicanze settiche. La gestione dei pazienti è, il più delle volte, multidisciplinare.
{"title":"Ferite cervicali penetranti","authors":"J.-B. Caruhel , J. Bouaoud , N. Tabchouri , T. Schouman , P. Goudot (Professeur des Universités, praticien hospitalier, chef de service)","doi":"10.1016/S1286-9341(20)43270-3","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1286-9341(20)43270-3","url":null,"abstract":"<div><p>Le ferite cervicali penetranti possono mettere a rischio la prognosi vitale e funzionale dei feriti. Le sfide della gestione in urgenza e dei tempi secondari di ricostruzione impongono una perfetta conoscenza dei criteri di gravità, dei gesti salvavita e delle tecniche di ricostruzione chirurgica. Inizialmente, è necessario diagnosticare e trattare le due urgenze che mettono in forse la prognosi vitale: il distress respiratorio acuto da ostruzione delle vie aeree superiori e un’emorragia massiva. La maggior parte delle ferite cervicali è legata ad aggressioni e a tentativi anticonservativi con armi bianche o armi da fuoco. Ogni ferita cervicale penetrante impone un trasferimento medico in un centro specializzato con una dotazione tecnica completa. La diagnosi lesionale iniziale si basa sull’esame clinico e, in assenza di segni di gravità, sull’esecuzione di un’angio-TC. Ogni diagnosi di shock emorragico, di ematoma cervicale espansivo, di distress respiratorio secondario a una lesione laringotracheale o di segni di localizzazione neurologica indicativi di un accidente vascolare cerebrale deve portare in urgenza a una gestione medicochirurgica con controllo dei segni di gravità ed esplorazione chirurgica. Nei pazienti stabili, l’angio-TC è il gold standard e consente un bilancio lesionale iniziale preciso che guida la gestione chirurgica. È fondamentale riconoscere e trattare le lesioni delle strutture nervose cervicali e del tubo digerente. Le ferite esofagee misconosciute al momento iniziale possono essere secondariamente rivelate da gravi complicanze settiche. La gestione dei pazienti è, il più delle volte, multidisciplinare.</p></div>","PeriodicalId":100461,"journal":{"name":"EMC - Urgenze","volume":"24 1","pages":"Pages 1-11"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2020-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1286-9341(20)43270-3","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"72041140","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2020-03-01DOI: 10.1016/s1286-9341(20)43270-3
J. B. Caruhel, J. Bouaoud, N. Tabchouri, Thomas Schouman, P. Goudot
{"title":"Ferite cervicali penetranti","authors":"J. B. Caruhel, J. Bouaoud, N. Tabchouri, Thomas Schouman, P. Goudot","doi":"10.1016/s1286-9341(20)43270-3","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/s1286-9341(20)43270-3","url":null,"abstract":"","PeriodicalId":100461,"journal":{"name":"EMC - Urgenze","volume":"50 1","pages":"1-11"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2020-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"77022652","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2019-08-01DOI: 10.1016/S1286-9341(19)42504-0
M. Fuger (Chef de clinique – Assistant) , S. Timsit (Praticien hospitalier) , G. Chéron (Professeur de pédiatrie)
La bronchiolite è un’infezione virale stagionale delle vie respiratorie inferiori del lattante. Il suo principale agente causale è il virus respiratorio sinciziale. È un problema di salute pubblica, poiché interessa il 30% dei lattanti sotto 1 anno. La diagnosi è clinica. Essa inizia con una rinofaringite poco febbrile con una tosse secca, poi continua con una dispnea espiratoria con crepitii nei lattanti molto piccoli e, più generalmente, con rantoli bronchiali e sibili. La principale diagnosi differenziale da escludere è la miocardite, a cui occorre pensare davanti a una tachicardia con segni di insufficienza cardiaca e di ostruzione poco marcati. Il trattamento è essenzialmente sintomatico. Per i casi gravi, può essere necessario il ricovero in ospedale con ossigenoterapia e/o nutrizione enterale o, anche, parenterale. In caso di insufficienza respiratoria persistente o in peggioramento nonostante l’ossigenoterapia con occhiali, è indicato il ricorso alla ventilazione (invasiva o meno).
{"title":"Bronchiolite del lattante","authors":"M. Fuger (Chef de clinique – Assistant) , S. Timsit (Praticien hospitalier) , G. Chéron (Professeur de pédiatrie)","doi":"10.1016/S1286-9341(19)42504-0","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1286-9341(19)42504-0","url":null,"abstract":"<div><p>La bronchiolite è un’infezione virale stagionale delle vie respiratorie inferiori del lattante. Il suo principale agente causale è il virus respiratorio sinciziale. È un problema di salute pubblica, poiché interessa il 30% dei lattanti sotto 1 anno. La diagnosi è clinica. Essa inizia con una rinofaringite poco febbrile con una tosse secca, poi continua con una dispnea espiratoria con crepitii nei lattanti molto piccoli e, più generalmente, con rantoli bronchiali e sibili. La principale diagnosi differenziale da escludere è la miocardite, a cui occorre pensare davanti a una tachicardia con segni di insufficienza cardiaca e di ostruzione poco marcati. Il trattamento è essenzialmente sintomatico. Per i casi gravi, può essere necessario il ricovero in ospedale con ossigenoterapia e/o nutrizione enterale o, anche, parenterale. In caso di insufficienza respiratoria persistente o in peggioramento nonostante l’ossigenoterapia con occhiali, è indicato il ricorso alla ventilazione (invasiva o meno).</p></div>","PeriodicalId":100461,"journal":{"name":"EMC - Urgenze","volume":"23 3","pages":"Pages 1-8"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-08-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"72071002","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2019-08-01DOI: 10.1016/S1286-9341(19)42503-9
A. Lafon , P. Larras , V. Ahossi
Le urgenze odontoiatriche impegnano eccezionalmente la prognosi vitale; sono, tuttavia, disabilitanti per il dolore e le conseguenze a lungo termine del mantenimento della dentatura. Il loro numero è in costante aumento e la loro gestione è sempre più complessa. Questa constatazione è legata alla negligenza della causa dentaria, sempre più frequente tra le persone che non traggono beneficio dai circuiti di cure convenzionali, insieme a una popolazione francese che invecchia e polimedicalizzata. La pratica degli sport che causano incidenti spiega l’aumento del numero di traumi dentari del mascellare superiore. La gestione odontoiatrica può essere suddivisa in tre categorie: le urgenze infettive, le urgenze emorragiche e i traumi che coinvolgono le strutture orodentarie. Lo scopo di questo articolo è consentire la gestione delle urgenze di odontoiatria presso il servizio di Pronto Soccorso.
{"title":"Urgenze odontoiatriche","authors":"A. Lafon , P. Larras , V. Ahossi","doi":"10.1016/S1286-9341(19)42503-9","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1286-9341(19)42503-9","url":null,"abstract":"<div><p>Le urgenze odontoiatriche impegnano eccezionalmente la prognosi vitale; sono, tuttavia, disabilitanti per il dolore e le conseguenze a lungo termine del mantenimento della dentatura. Il loro numero è in costante aumento e la loro gestione è sempre più complessa. Questa constatazione è legata alla negligenza della causa dentaria, sempre più frequente tra le persone che non traggono beneficio dai circuiti di cure convenzionali, insieme a una popolazione francese che invecchia e polimedicalizzata. La pratica degli sport che causano incidenti spiega l’aumento del numero di traumi dentari del mascellare superiore. La gestione odontoiatrica può essere suddivisa in tre categorie: le urgenze infettive, le urgenze emorragiche e i traumi che coinvolgono le strutture orodentarie. Lo scopo di questo articolo è consentire la gestione delle urgenze di odontoiatria presso il servizio di Pronto Soccorso.</p></div>","PeriodicalId":100461,"journal":{"name":"EMC - Urgenze","volume":"23 3","pages":"Pages 1-22"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-08-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"72071003","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2019-06-01DOI: 10.1016/S1286-9341(19)42037-1
C. Hermand , C. Delassasseigne
Al Pronto Soccorso più che altrove, il contesto in cui il paziente viene curato condiziona la realizzazione degli esami biologici. La prescrizione di una valutazione dell’emostasi deve essere considerata e riservata a situazioni in cui questa fornisce un vero orientamento diagnostico o eziologico. In un contesto di sindrome emorragica, un’anamnesi completa e gli esami di base (tasso di protrombina [TP], tempo di cefalina + attivatore [TCA], conta piastrinica) possono già orientare o verso anomalie costituzionali (p. es., emofilia, malattia di von Willebrand) o verso anomalie acquisite (per esempio, trombocitopenia, coagulazione intravascolare disseminata), che sono di gran lunga le più comuni. La gestione del sanguinamento deve essere adattata alla sua intensità e alla sua eziologia. La nozione di terapia anticoagulante è un elemento diagnostico cruciale, che può portare a un antagonismo specifico in caso di sovradosaggio. Si stima che oltre tre milioni di persone all’anno ricevano almeno un trattamento anticoagulante. Davanti a un sospetto di malattia tromboembolica venosa di probabilità da bassa a media, i test di emostasi possono essere utilizzati per guidare la diagnosi e gli esami strumentali. In assenza di sintomi clinici suggestivi, dei disturbi dell’emostasi possono essere sospettati di fronte ad anomalie biologiche. L’emostasi primaria, la coagulazione e la fibrinolisi possono essere esplorate con test globali (Platelet Function Analyzer [PFA], TP, TCA, tempo di lisi) o con test più specifici (dosaggio dei fattori). Questi test sono eseguiti dal laboratorio, ma lo sviluppo della biologia delocalizzata è reale e può essere facilmente spiegato tenendo conto dei ritardi nell’ottenimento dei risultati rispetto all’urgenza della situazione.
{"title":"Disturbi dell’emostasi al Pronto Soccorso","authors":"C. Hermand , C. Delassasseigne","doi":"10.1016/S1286-9341(19)42037-1","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1286-9341(19)42037-1","url":null,"abstract":"<div><p>Al Pronto Soccorso più che altrove, il contesto in cui il paziente viene curato condiziona la realizzazione degli esami biologici. La prescrizione di una valutazione dell’emostasi deve essere considerata e riservata a situazioni in cui questa fornisce un vero orientamento diagnostico o eziologico. In un contesto di sindrome emorragica, un’anamnesi completa e gli esami di base (tasso di protrombina [TP], tempo di cefalina + attivatore [TCA], conta piastrinica) possono già orientare o verso anomalie costituzionali (p. es., emofilia, malattia di von Willebrand) o verso anomalie acquisite (per esempio, trombocitopenia, coagulazione intravascolare disseminata), che sono di gran lunga le più comuni. La gestione del sanguinamento deve essere adattata alla sua intensità e alla sua eziologia. La nozione di terapia anticoagulante è un elemento diagnostico cruciale, che può portare a un antagonismo specifico in caso di sovradosaggio. Si stima che oltre tre milioni di persone all’anno ricevano almeno un trattamento anticoagulante. Davanti a un sospetto di malattia tromboembolica venosa di probabilità da bassa a media, i test di emostasi possono essere utilizzati per guidare la diagnosi e gli esami strumentali. In assenza di sintomi clinici suggestivi, dei disturbi dell’emostasi possono essere sospettati di fronte ad anomalie biologiche. L’emostasi primaria, la coagulazione e la fibrinolisi possono essere esplorate con test globali (Platelet Function Analyzer [PFA], TP, TCA, tempo di lisi) o con test più specifici (dosaggio dei fattori). Questi test sono eseguiti dal laboratorio, ma lo sviluppo della biologia delocalizzata è reale e può essere facilmente spiegato tenendo conto dei ritardi nell’ottenimento dei risultati rispetto all’urgenza della situazione.</p></div>","PeriodicalId":100461,"journal":{"name":"EMC - Urgenze","volume":"23 2","pages":"Pages 1-18"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-06-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"72031242","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2019-06-01DOI: 10.1016/S1286-9341(19)42035-8
T. Benmayouf, B. Villoing, B. Doumenc
L’ipoglicemia è una diagnosi molto comune. Il quadro clinico è poco specifico e molto polimorfo. Ne risultano segni neurovegetativi e/o segni neuroglucopenici, che possono arrivare fino al coma. La diagnosi positiva si basa sull’anamnesi, sulla misurazione della glicemia e sulla scomparsa dei sintomi dopo la correzione dell’ipoglicemia. Ciò può verificarsi in un paziente diabetico conosciuto e trattato, ma anche nel paziente non diabetico. In quest’ultimo caso, sono più frequenti le cause farmacologiche e tossiche. Non bisogna dimenticare di cercare le altre cause, in particolare l’insulinoma, prima causa tumorale dell’ipoglicemia. Il trattamento dell’ipoglicemia è un’urgenza, indipendentemente dalla causa. La sua eziologia e il suo trattamento specifico devono essere considerati in un secondo tempo. Le prevenzioni, primaria, mediante l’individuazione precoce dell’ipoglicemia attraverso dispositivi di automonitoraggio adeguati, e secondaria, mediante la ricerca di fattori scatenanti, costituiscono una parte importante della gestione.
{"title":"Ipoglicemia","authors":"T. Benmayouf, B. Villoing, B. Doumenc","doi":"10.1016/S1286-9341(19)42035-8","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1286-9341(19)42035-8","url":null,"abstract":"<div><p>L’ipoglicemia è una diagnosi molto comune. Il quadro clinico è poco specifico e molto polimorfo. Ne risultano segni neurovegetativi e/o segni neuroglucopenici, che possono arrivare fino al coma. La diagnosi positiva si basa sull’anamnesi, sulla misurazione della glicemia e sulla scomparsa dei sintomi dopo la correzione dell’ipoglicemia. Ciò può verificarsi in un paziente diabetico conosciuto e trattato, ma anche nel paziente non diabetico. In quest’ultimo caso, sono più frequenti le cause farmacologiche e tossiche. Non bisogna dimenticare di cercare le altre cause, in particolare l’insulinoma, prima causa tumorale dell’ipoglicemia. Il trattamento dell’ipoglicemia è un’urgenza, indipendentemente dalla causa. La sua eziologia e il suo trattamento specifico devono essere considerati in un secondo tempo. Le prevenzioni, primaria, mediante l’individuazione precoce dell’ipoglicemia attraverso dispositivi di automonitoraggio adeguati, e secondaria, mediante la ricerca di fattori scatenanti, costituiscono una parte importante della gestione.</p></div>","PeriodicalId":100461,"journal":{"name":"EMC - Urgenze","volume":"23 2","pages":"Pages 1-5"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2019-06-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"72031414","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}