Pub Date : 2025-11-01DOI: 10.1016/S1283-0771(25)51070-8
N. Salvi (Praticien hospitalier), G. Orofino (Praticien hospitalier)
L'accesso venoso è un trattamento corrente e fondamentale per la presa in carico dei bambini nell'ambito delle cure tradizionali, nel blocco operatorio o in terapia intensiva. Consente la somministrazione di farmaci per via endovenosa, quando necessario. In pediatria, è un trattamento che può diventare rapidamente complesso e gravido di morbilità. Una buona conoscenza delle diverse tecniche (accesso venoso periferico o centrale), delle loro indicazioni e delle loro alternative permette di effettuare una scelta efficace per ciascun paziente in funzione della sua situazione patologica. Inoltre, lo sviluppo, in ogni settore o struttura sanitari, di protocolli di posizionamento, monitoraggio, manutenzione e gestione delle complicanze, nonché la loro diffusione e il loro insegnamento regolare, permettono di limitare l'incidenza delle complicanze inerenti l'uso di questi accessi venosi. L'obiettivo, in ultima analisi, è quello di definire una vera e propria strategia di risparmio vascolare.
{"title":"Accessi venosi nel neonato, nel lattante e nel bambino","authors":"N. Salvi (Praticien hospitalier), G. Orofino (Praticien hospitalier)","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51070-8","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51070-8","url":null,"abstract":"<div><div>L'accesso venoso è un trattamento corrente e fondamentale per la presa in carico dei bambini nell'ambito delle cure tradizionali, nel blocco operatorio o in terapia intensiva. Consente la somministrazione di farmaci per via endovenosa, quando necessario. In pediatria, è un trattamento che può diventare rapidamente complesso e gravido di morbilità. Una buona conoscenza delle diverse tecniche (accesso venoso periferico o centrale), delle loro indicazioni e delle loro alternative permette di effettuare una scelta efficace per ciascun paziente in funzione della sua situazione patologica. Inoltre, lo sviluppo, in ogni settore o struttura sanitari, di protocolli di posizionamento, monitoraggio, manutenzione e gestione delle complicanze, nonché la loro diffusione e il loro insegnamento regolare, permettono di limitare l'incidenza delle complicanze inerenti l'uso di questi accessi venosi. L'obiettivo, in ultima analisi, è quello di definire una vera e propria strategia di risparmio vascolare.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-8"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398642","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-11-01DOI: 10.1016/S1283-0771(25)51068-X
D. Vandroux MD, PhD, DEAA, Professeur associé d’anesthésie-réanimation et médecine périopératoire, chef de service , P. Beaulieu MD, PhD, FRCA, Professeur titulaire , N. Nathan-Denizot MD, PhD, Professeure émérite d’anesthésie-réanimation chirurgicale
Il termine apparecchio di anestesia indica tutti i dispositivi integrati in una stazione unica e mobile che permette di garantire l'erogazione di gas medicali e anestetici e la sicurezza del paziente. Pertanto, la composizione degli apparecchi attuali è standardizzata secondo raccomandazioni fornite ai produttori secondo la norma ISO 80601-2-13) Un apparecchio di anestesia completo, chiamato anche stazione di anestesia, include un sistema di alimentazione di gas freschi, uno o più circuiti anestetici, un ventilatore, il più delle volte con un sistema anti-inquinamento, nonché monitor di controllo dotati di allarmi regolabili, temporizzabili ma non inibibili, e un sistema di aspirazione riservato all'uso anestetico. È dotato di un sistema di assorbimento dell'anidride carbonica che consente di riutilizzare i gas espirati e di ridurre il consumo di gas medicali e anestetici. All'apparecchio si aggiungono sistemi per la somministrazione di agenti per inalazione. La stazione di anestesia deve essere concepita in modo da permettere l'erogazione manuale di ossigeno in tutte le circostanze. Negli apparecchi che erogano gas elettronicamente, la sicurezza di alimentazione in ossigeno dipende non solo dalla pressione di distribuzione, ma anche dall'alimentazione elettrica. È quindi indispensabile disporre di una fonte di alimentazione meccanica in ossigeno e di una batteria di soccorso. Queste componenti permettono di rispettare le condizioni di sicurezza raccomandate dalla Société française d’anesthésie et de réanimation e dalla legge «Sécurité anesthésique» del 5 dicembre 1994. Negli ultimi anni sono stati compiuti importanti progressi tecnologici nei respiratori, nei flussimetri, nei sistemi di vaporizzazione dei gas anestetici e nei software di controllo elettronico. Questi sviluppi consentono di regolare con maggiore precisione i flussi di gas fresco minimi e di ottimizzare automaticamente l'erogazione dei vapori anestetici per ottenere una concentrazione di fine espirazione. Ogni anestesista deve conoscere i principi fisici di funzionamento degli apparecchi che usa, per essere in grado di utilizzarli al meglio e di analizzarne velocemente i malfunzionamenti. Questo articolo ha come obiettivo di esporre i principi di funzionamento degli elementi che compongono l'apparecchio di anestesia e le verifiche essenziali che devono precedere il suo utilizzo.
“麻醉装置”一词指将所有设备集成到一个单一的移动装置中,该装置保证医疗和麻醉气体的供应以及患者的安全。因此标准化,目前设备的组成是根据建议根据ISO 80601-2-13)生产者提供一个完整的麻醉设备系统,也称为车站的麻醉,它包括一个新鲜气体,一个或多个电路的麻醉剂,风扇,往往与一个显示器污染,以及控制系统具有可调,temporizzabili但inibibili警报,这是一种专用于麻醉剂的吸力系统。它有一个二氧化碳吸收系统,可以对呼出的气体进行再利用,减少药物和麻醉剂的消耗。吸入给药的系统被添加到该设备中。麻醉站的设计必须允许在任何情况下人工输送氧气。在电子气体输送设备中,氧气供应的安全性不仅取决于分配压力,而且取决于电力供应。因此,必须有一个机械的氧气供应来源和一个备用电池。这些组成部分使安全条件得到尊重的法国兴业银行所提倡çaise anesthésique安全d’anesthésie et de réanimation和法律«»1994年12月5日。近年来,呼吸器、流量计、麻醉气体汽化系统和电子控制软件都取得了重大技术进步。这些发展使我们能够更精确地调节最小的新鲜气体流量,并自动优化麻醉蒸汽的流动,以获得呼气后的浓度。每个麻醉师都必须熟悉他使用的设备的物理原理,以便能够充分利用它们,并能够迅速分析故障。这篇文章的目的是解释麻醉仪器各组成部分的操作原理,以及在使用麻醉仪器之前必须进行的基本检查。
{"title":"Apparecchi di anestesia","authors":"D. Vandroux MD, PhD, DEAA, Professeur associé d’anesthésie-réanimation et médecine périopératoire, chef de service , P. Beaulieu MD, PhD, FRCA, Professeur titulaire , N. Nathan-Denizot MD, PhD, Professeure émérite d’anesthésie-réanimation chirurgicale","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51068-X","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51068-X","url":null,"abstract":"<div><div>Il termine apparecchio di anestesia indica tutti i dispositivi integrati in una stazione unica e mobile che permette di garantire l'erogazione di gas medicali e anestetici e la sicurezza del paziente. Pertanto, la composizione degli apparecchi attuali è standardizzata secondo raccomandazioni fornite ai produttori secondo la norma ISO 80601-2-13) Un apparecchio di anestesia completo, chiamato anche stazione di anestesia, include un sistema di alimentazione di gas freschi, uno o più circuiti anestetici, un ventilatore, il più delle volte con un sistema anti-inquinamento, nonché monitor di controllo dotati di allarmi regolabili, temporizzabili ma non inibibili, e un sistema di aspirazione riservato all'uso anestetico. È dotato di un sistema di assorbimento dell'anidride carbonica che consente di riutilizzare i gas espirati e di ridurre il consumo di gas medicali e anestetici. All'apparecchio si aggiungono sistemi per la somministrazione di agenti per inalazione. La stazione di anestesia deve essere concepita in modo da permettere l'erogazione manuale di ossigeno in tutte le circostanze. Negli apparecchi che erogano gas elettronicamente, la sicurezza di alimentazione in ossigeno dipende non solo dalla pressione di distribuzione, ma anche dall'alimentazione elettrica. È quindi indispensabile disporre di una fonte di alimentazione meccanica in ossigeno e di una batteria di soccorso. Queste componenti permettono di rispettare le condizioni di sicurezza raccomandate dalla Société française d’anesthésie et de réanimation e dalla legge «Sécurité anesthésique» del 5 dicembre 1994. Negli ultimi anni sono stati compiuti importanti progressi tecnologici nei respiratori, nei flussimetri, nei sistemi di vaporizzazione dei gas anestetici e nei software di controllo elettronico. Questi sviluppi consentono di regolare con maggiore precisione i flussi di gas fresco minimi e di ottimizzare automaticamente l'erogazione dei vapori anestetici per ottenere una concentrazione di fine espirazione. Ogni anestesista deve conoscere i principi fisici di funzionamento degli apparecchi che usa, per essere in grado di utilizzarli al meglio e di analizzarne velocemente i malfunzionamenti. Questo articolo ha come obiettivo di esporre i principi di funzionamento degli elementi che compongono l'apparecchio di anestesia e le verifiche essenziali che devono precedere il suo utilizzo.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-24"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398640","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-11-01DOI: 10.1016/S1283-0771(25)51069-1
D. Lassagne , D. Fletcher , V. Martinez
Gli oppioidi sono utilizzati come analgesici nel dolore acuto e cronico. La loro azione è mediata da un'interazione con quattro recettori specifici. La biologia molecolare, la fisiologia della nocicezione e la genetica hanno permesso di affinare la comprensione delle interazioni tra oppioidi e sistema nervoso centrale e periferico e di precisare l'impatto del polimorfismo genetico. La farmacologia classica permette di classificare i vari oppioidi secondo la natura della loro interazione con i recettori. Le nuove molecole di oppioidi sono rare. Viceversa, sono state sviluppate nuove vie di somministrazione, come la via transmucosa sublinguale, transcutanea passiva e mediante ionoforesi. L'azione comune a tutti gli oppioidi sul sistema nervoso centrale espone i pazienti a un effetto sedativo, un effetto di depressione respiratoria, un'azione psicoaffettiva e un'iperalgesia. Altri effetti secondari includono nausea e vomito, stipsi, ritenzione urinaria, broncocostrizione e depressione della tosse. Antagonisti ad azione periferica offrono un'azione preventiva sugli effetti digestivi. L'uso molto più ampio degli oppioidi a lungo termine espone a un aumento dell'uso improprio. Gli oppioidi rimangono una famiglia di analgesici di riferimento utilizzata in anestesia e nel trattamento del dolore acuto e cronico.
{"title":"Farmacologia degli oppioidi","authors":"D. Lassagne , D. Fletcher , V. Martinez","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51069-1","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51069-1","url":null,"abstract":"<div><div>Gli oppioidi sono utilizzati come analgesici nel dolore acuto e cronico. La loro azione è mediata da un'interazione con quattro recettori specifici. La biologia molecolare, la fisiologia della nocicezione e la genetica hanno permesso di affinare la comprensione delle interazioni tra oppioidi e sistema nervoso centrale e periferico e di precisare l'impatto del polimorfismo genetico. La farmacologia classica permette di classificare i vari oppioidi secondo la natura della loro interazione con i recettori. Le nuove molecole di oppioidi sono rare. Viceversa, sono state sviluppate nuove vie di somministrazione, come la via transmucosa sublinguale, transcutanea passiva e mediante ionoforesi. L'azione comune a tutti gli oppioidi sul sistema nervoso centrale espone i pazienti a un effetto sedativo, un effetto di depressione respiratoria, un'azione psicoaffettiva e un'iperalgesia. Altri effetti secondari includono nausea e vomito, stipsi, ritenzione urinaria, broncocostrizione e depressione della tosse. Antagonisti ad azione periferica offrono un'azione preventiva sugli effetti digestivi. L'uso molto più ampio degli oppioidi a lungo termine espone a un aumento dell'uso improprio. Gli oppioidi rimangono una famiglia di analgesici di riferimento utilizzata in anestesia e nel trattamento del dolore acuto e cronico.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-24"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398641","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-11-01DOI: 10.1016/S1283-0771(25)51071-X
C. de Roquetaillade , A. Bousta , J. Muchardt , B. Chousterman
La sepsi è un'infezione sistemica grave caratterizzata da una risposta eccessiva dell'organismo a un'infezione. La sua incidenza mondiale, stimata in 45-50 milioni di casi l'anno, è in aumento ed è responsabile di quasi 11 milioni di decessi. La sepsi è definita da una o più disfunzioni d'organo potenzialmente mortali risultanti da una risposta inappropriata dell'ospite di fronte a un'infezione. Lo shock settico, la forma più grave e più mortale di sepsi, è definito come una sepsi associata a ipotensione che richiede l'uso di vasopressori e iperlattatemia. Il trattamento della sepsi si divide in più fasi critiche. Nella fase acuta, la rapidità del trattamento è cruciale; essa comprende un'ottimizzazione emodinamica e una riduzione dell'inoculo (terapia antibiotica e controllo della fonte [source control]). L'ottimizzazione emodinamica ha lo scopo di migliorare la perfusione tissutale; consiste nella somministrazione di soluzioni cristalloidi e di vasopressori (noradrenalina) per mantenere una pressione arteriosa media (PAM) superiore a 65 mmHg. In un secondo tempo, l'ottimizzazione emodinamica si basa sul monitoraggio della gittata cardiaca e della perfusione d'organo. La terapia corticosteroidea è utilizzata per i pazienti più vasoplegici, riducendo la durata dello shock e della ventilazione meccanica. Anche il controllo termico è fondamentale. La gestione della febbre mediante raffreddamento esterno può migliorare la prognosi riducendo la dose necessaria di catecolamine.
{"title":"Sepsi e shock settico dell'adulto","authors":"C. de Roquetaillade , A. Bousta , J. Muchardt , B. Chousterman","doi":"10.1016/S1283-0771(25)51071-X","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)51071-X","url":null,"abstract":"<div><div>La sepsi è un'infezione sistemica grave caratterizzata da una risposta eccessiva dell'organismo a un'infezione. La sua incidenza mondiale, stimata in 45-50 milioni di casi l'anno, è in aumento ed è responsabile di quasi 11 milioni di decessi. La sepsi è definita da una o più disfunzioni d'organo potenzialmente mortali risultanti da una risposta inappropriata dell'ospite di fronte a un'infezione. Lo shock settico, la forma più grave e più mortale di sepsi, è definito come una sepsi associata a ipotensione che richiede l'uso di vasopressori e iperlattatemia. Il trattamento della sepsi si divide in più fasi critiche. Nella fase acuta, la rapidità del trattamento è cruciale; essa comprende un'ottimizzazione emodinamica e una riduzione dell'inoculo (terapia antibiotica e controllo della fonte [<em>source control</em>]). L'ottimizzazione emodinamica ha lo scopo di migliorare la perfusione tissutale; consiste nella somministrazione di soluzioni cristalloidi e di vasopressori (noradrenalina) per mantenere una pressione arteriosa media (PAM) superiore a 65 mmHg. In un secondo tempo, l'ottimizzazione emodinamica si basa sul monitoraggio della gittata cardiaca e della perfusione d'organo. La terapia corticosteroidea è utilizzata per i pazienti più vasoplegici, riducendo la durata dello shock e della ventilazione meccanica. Anche il controllo termico è fondamentale. La gestione della febbre mediante raffreddamento esterno può migliorare la prognosi riducendo la dose necessaria di catecolamine.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 4","pages":"Pages 1-7"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"145398643","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-07-11DOI: 10.1016/S1283-0771(25)50688-6
A. Rey (Médecin associé, chef de clinique) , K. Cruchon (Chef de clinique adjoint) , P. Kopp (Médecin chef) , V. Luzuy-Guarnero (Cheffe de clinique) , T. Zingg (Médecin adjoint, chef de service) , C. Blanc (Médecin cheffe) , E. Albrecht (Médecin adjoint)
Il numero di lesioni surrenaliche diagnosticate e resecate è aumentato negli ultimi anni. I progressi nei mezzi diagnostici e terapeutici hanno portato a una riduzione della morbilità e della mortalità associate a queste patologie. In prima intenzione è raccomandato l’approccio laparoscopico. Sul piano anestesiologico, la sfida principale della chirurgia surrenalica è legata ai tumori secernenti e alle sindromi endocrinologiche che li accompagnano. Queste sindromi includono la sindrome di Cushing (eccessiva secrezione di glucocorticoidi), l’iperaldosteronismo (eccessiva secrezione di mineralcorticoidi) e il feocromocitoma (eccessiva secrezione di catecolamine). Tra queste sindromi, merita una menzione speciale il feocromocitoma per le importanti conseguenze emodinamiche che possono verificarsi in tutte le fasi della gestione. Questo articolo ricorda gli aspetti essenziali dell’anatomia e della fisiologia surrenalica. Evidenzia importanti considerazioni per l’anestesista durante le varie fasi della gestione medica e chirurgica delle diverse patologie surrenaliche, concentrandosi particolarmente sulle tre sindromi endocrine citate in precedenza.
{"title":"Gestione anestesiologica durante la chirurgia surrenalica","authors":"A. Rey (Médecin associé, chef de clinique) , K. Cruchon (Chef de clinique adjoint) , P. Kopp (Médecin chef) , V. Luzuy-Guarnero (Cheffe de clinique) , T. Zingg (Médecin adjoint, chef de service) , C. Blanc (Médecin cheffe) , E. Albrecht (Médecin adjoint)","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50688-6","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50688-6","url":null,"abstract":"<div><div>Il numero di lesioni surrenaliche diagnosticate e resecate è aumentato negli ultimi anni. I progressi nei mezzi diagnostici e terapeutici hanno portato a una riduzione della morbilità e della mortalità associate a queste patologie. In prima intenzione è raccomandato l’approccio laparoscopico. Sul piano anestesiologico, la sfida principale della chirurgia surrenalica è legata ai tumori secernenti e alle sindromi endocrinologiche che li accompagnano. Queste sindromi includono la sindrome di Cushing (eccessiva secrezione di glucocorticoidi), l’iperaldosteronismo (eccessiva secrezione di mineralcorticoidi) e il feocromocitoma (eccessiva secrezione di catecolamine). Tra queste sindromi, merita una menzione speciale il feocromocitoma per le importanti conseguenze emodinamiche che possono verificarsi in tutte le fasi della gestione. Questo articolo ricorda gli aspetti essenziali dell’anatomia e della fisiologia surrenalica. Evidenzia importanti considerazioni per l’anestesista durante le varie fasi della gestione medica e chirurgica delle diverse patologie surrenaliche, concentrandosi particolarmente sulle tre sindromi endocrine citate in precedenza.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 3","pages":"Pages 1-9"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-07-11","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"144595932","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-07-11DOI: 10.1016/S1283-0771(25)50689-8
J. Pensier , C. Monet , S. Jaber , A. De Jong
Il rischio perioperatorio di complicanze, in particolare respiratorie, è particolarmente elevato nei pazienti obesi. I pazienti affetti da obesità con sindrome da apnee ostruttive del sonno devono essere individuati durante la visita preanestesia utilizzando questionari come i punteggi Stop-Bang o di Epworth. La diagnosi si realizza mediante la polisonnografia o più semplicemente con poligrafia ventilatoria. Le complicanze postoperatorie saranno allora limitate attraverso la continuazione o l’introduzione di una pressione positiva continua o di una ventilazione non invasiva, a seconda della situazione. Intraoperatoriamente, è fondamentale privilegiare l’anestesia locoregionale rispetto all’anestesia generale, anticipare una ventilazione in maschera e un’intubazione potenzialmente difficile e ridurre le dosi di sedativi e morfinici. La ventilazione intraoperatoria deve essere una ventilazione protettiva basata su una preossigenazione a pressione positiva in posizione proclive, con piccoli volumi correnti, una pressione espiratoria positiva e manovre di reclutamento prudenti e regolari. Questa ottimizzazione della gestione è proseguita nel postoperatorio, con un’estubazione in posizione semiseduta o laterale, la prevenzione delle complicanze tromboemboliche venose, l’attento monitoraggio degli eventi respiratori e la continuazione o l’inizio precoce di una pressione positiva continua o di una ventilazione non invasiva, in modo profilattico o curativo in caso di comparsa di insufficienza respiratoria acuta. In caso di sindrome da distress respiratorio acuto, sono preferiti le regolazioni individualizzate del ventilatore così come il decubito ventrale, che è particolarmente efficace. Prima dell’eventuale estubazione può essere realizzato un test di svezzamento su tubo a T o su ventilatore con pressione espiratoria positiva e supporto inspiratorio impostato su 0.
{"title":"Gestione anestesiologica del paziente adulto obeso","authors":"J. Pensier , C. Monet , S. Jaber , A. De Jong","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50689-8","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50689-8","url":null,"abstract":"<div><div>Il rischio perioperatorio di complicanze, in particolare respiratorie, è particolarmente elevato nei pazienti obesi. I pazienti affetti da obesità con sindrome da apnee ostruttive del sonno devono essere individuati durante la visita preanestesia utilizzando questionari come i punteggi Stop-Bang o di Epworth. La diagnosi si realizza mediante la polisonnografia o più semplicemente con poligrafia ventilatoria. Le complicanze postoperatorie saranno allora limitate attraverso la continuazione o l’introduzione di una pressione positiva continua o di una ventilazione non invasiva, a seconda della situazione. Intraoperatoriamente, è fondamentale privilegiare l’anestesia locoregionale rispetto all’anestesia generale, anticipare una ventilazione in maschera e un’intubazione potenzialmente difficile e ridurre le dosi di sedativi e morfinici. La ventilazione intraoperatoria deve essere una ventilazione protettiva basata su una preossigenazione a pressione positiva in posizione proclive, con piccoli volumi correnti, una pressione espiratoria positiva e manovre di reclutamento prudenti e regolari. Questa ottimizzazione della gestione è proseguita nel postoperatorio, con un’estubazione in posizione semiseduta o laterale, la prevenzione delle complicanze tromboemboliche venose, l’attento monitoraggio degli eventi respiratori e la continuazione o l’inizio precoce di una pressione positiva continua o di una ventilazione non invasiva, in modo profilattico o curativo in caso di comparsa di insufficienza respiratoria acuta. In caso di sindrome da distress respiratorio acuto, sono preferiti le regolazioni individualizzate del ventilatore così come il decubito ventrale, che è particolarmente efficace. Prima dell’eventuale estubazione può essere realizzato un test di svezzamento su tubo a T o su ventilatore con pressione espiratoria positiva e supporto inspiratorio impostato su 0.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 3","pages":"Pages 1-12"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-07-11","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"144595933","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-07-11DOI: 10.1016/S1283-0771(25)50687-4
P. Guerci (Professeur) , J.-L. Fellahi (Professeur)
Quasi 150 000 pazienti sono ricoverati ogni anno in Francia per malattie cerebrovascolari. L’accidente vascolare cerebrale (AVC) è la prima causa di morte per le donne e la terza per gli uomini. È di origine ischemica nell’85% dei casi e legato a una patologia vascolare dei tronchi sovra-aortici nel 20% dei casi, considerando tutte le età. Le stenosi o le occlusioni dell’arteria carotide interna rappresentano circa l’8% degli AVC. In questo contesto, l’endoarteriectomia carotidea è una delle procedure vascolari più praticate. In alcuni pazienti opportunamente selezionati, essa potrebbe ridurre il rischio relativo di AVC di quasi il 50% rispetto al solo trattamento medico. La sua realizzazione comporta una doppia sfida: quella relativa alla particolarità della procedura chirurgica che richiede un clampaggio carotideo e le conseguenze che ne derivano e quella relativa al terreno spesso polivascolare dei pazienti. La duplice sfida della gestione perioperatoria consiste, da un lato, nel valutare il rapporto beneficio/rischio consentendo di selezionare i pazienti candidati a un intervento chirurgico che di per sé è causa di una significativa morbimortalità neurologica e cardiovascolare e, dall’altro, nell’ottimizzare le condizioni di trasporto dell’ossigeno e nel proteggere il cervello e il cuore durante la fase interventistica. L’anestesia locoregionale (ALR) ha assunto un ruolo crescente in questa indicazione chirurgica, tradizionalmente realizzata in anestesia generale. Ancora oggi, la scelta della tecnica anestesiologica ottimale rimane dipendente dai centri e dalle equipe, senza che i dati recenti in letteratura consentano una decisione. Tuttavia, l’ALR presenta il vantaggio di un monitoraggio cerebrale semplice e continuo. Le complicanze postoperatorie devono essere rilevate precocemente per beneficiare di un trattamento urgente.
{"title":"Anestesia-rianimazione per chirurgia carotidea","authors":"P. Guerci (Professeur) , J.-L. Fellahi (Professeur)","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50687-4","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50687-4","url":null,"abstract":"<div><div>Quasi 150 000 pazienti sono ricoverati ogni anno in Francia per malattie cerebrovascolari. L’accidente vascolare cerebrale (AVC) è la prima causa di morte per le donne e la terza per gli uomini. È di origine ischemica nell’85% dei casi e legato a una patologia vascolare dei tronchi sovra-aortici nel 20% dei casi, considerando tutte le età. Le stenosi o le occlusioni dell’arteria carotide interna rappresentano circa l’8% degli AVC. In questo contesto, l’endoarteriectomia carotidea è una delle procedure vascolari più praticate. In alcuni pazienti opportunamente selezionati, essa potrebbe ridurre il rischio relativo di AVC di quasi il 50% rispetto al solo trattamento medico. La sua realizzazione comporta una doppia sfida: quella relativa alla particolarità della procedura chirurgica che richiede un clampaggio carotideo e le conseguenze che ne derivano e quella relativa al terreno spesso polivascolare dei pazienti. La duplice sfida della gestione perioperatoria consiste, da un lato, nel valutare il rapporto beneficio/rischio consentendo di selezionare i pazienti candidati a un intervento chirurgico che di per sé è causa di una significativa morbimortalità neurologica e cardiovascolare e, dall’altro, nell’ottimizzare le condizioni di trasporto dell’ossigeno e nel proteggere il cervello e il cuore durante la fase interventistica. L’anestesia locoregionale (ALR) ha assunto un ruolo crescente in questa indicazione chirurgica, tradizionalmente realizzata in anestesia generale. Ancora oggi, la scelta della tecnica anestesiologica ottimale rimane dipendente dai centri e dalle equipe, senza che i dati recenti in letteratura consentano una decisione. Tuttavia, l’ALR presenta il vantaggio di un monitoraggio cerebrale semplice e continuo. Le complicanze postoperatorie devono essere rilevate precocemente per beneficiare di un trattamento urgente.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 3","pages":"Pages 1-14"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-07-11","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"144595931","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-07-11DOI: 10.1016/S1283-0771(25)50690-4
Q. Soulier-Zaninka, M. Bouhlal, C. Alloir, C. Viart, S. Malaquin, H. Dupont
Lo sviluppo di un’infezione in un paziente in rianimazione è un elemento di gravità associato a un aumento della mortalità. Il ritardo nella somministrazione di un trattamento antibiotico efficace è un elemento di prognosi infausta. Un quadro di infezione con rapido deterioramento clinico, una minaccia a breve termine per la vita, i terreni a particolare rischio, determinati siti infettivi o l’insorgenza di un’insufficienza multiorgano sono indicazioni per un trattamento antibiotico probabilistico in urgenza. La terapia antibiotica probabilistica deve tenere conto dei batteri abituali e dell’ecologia delle resistenze locali. Il trattamento deve essere rapidamente attivo, poiché una terapia antibiotica probabilistica inadeguata o ritardata è associata a un eccesso di mortalità. La scelta terapeutica è guidata dall’esame diretto dei campioni batteriologici. Gli elementi legati al paziente e al suo ambiente permettono di mirare la terapia antibiotica probabilistica contro una flora batterica di tipo comunitario o associata alle cure. Il rischio di batteri multiresistenti aumenta notevolmente in caso di infezione associata alle cure. Il vantaggio di un’associazione di antibiotici è essenzialmente l’ampliamento dello spettro antibatterico. La farmacocinetica degli antibiotici nei pazienti in rianimazione è molto alterata, giustificando l’uso di dosi elevate per ottenere concentrazioni efficaci nel sito infettivo e un monitoraggio delle concentrazioni plasmatiche di antibiotici. Dopo aver ricevuto i risultati microbiologici, è indispensabile un ritorno alla terapia antibiotica efficace più semplice possibile. Sono così presentate le recenti raccomandazioni per le infezioni più frequenti in rianimazione.
{"title":"Terapia antibiotica probabilistica in rianimazione","authors":"Q. Soulier-Zaninka, M. Bouhlal, C. Alloir, C. Viart, S. Malaquin, H. Dupont","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50690-4","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50690-4","url":null,"abstract":"<div><div>Lo sviluppo di un’infezione in un paziente in rianimazione è un elemento di gravità associato a un aumento della mortalità. Il ritardo nella somministrazione di un trattamento antibiotico efficace è un elemento di prognosi infausta. Un quadro di infezione con rapido deterioramento clinico, una minaccia a breve termine per la vita, i terreni a particolare rischio, determinati siti infettivi o l’insorgenza di un’insufficienza multiorgano sono indicazioni per un trattamento antibiotico probabilistico in urgenza. La terapia antibiotica probabilistica deve tenere conto dei batteri abituali e dell’ecologia delle resistenze locali. Il trattamento deve essere rapidamente attivo, poiché una terapia antibiotica probabilistica inadeguata o ritardata è associata a un eccesso di mortalità. La scelta terapeutica è guidata dall’esame diretto dei campioni batteriologici. Gli elementi legati al paziente e al suo ambiente permettono di mirare la terapia antibiotica probabilistica contro una flora batterica di tipo comunitario o associata alle cure. Il rischio di batteri multiresistenti aumenta notevolmente in caso di infezione associata alle cure. Il vantaggio di un’associazione di antibiotici è essenzialmente l’ampliamento dello spettro antibatterico. La farmacocinetica degli antibiotici nei pazienti in rianimazione è molto alterata, giustificando l’uso di dosi elevate per ottenere concentrazioni efficaci nel sito infettivo e un monitoraggio delle concentrazioni plasmatiche di antibiotici. Dopo aver ricevuto i risultati microbiologici, è indispensabile un ritorno alla terapia antibiotica efficace più semplice possibile. Sono così presentate le recenti raccomandazioni per le infezioni più frequenti in rianimazione.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 3","pages":"Pages 1-17"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-07-11","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"144595934","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-04-11DOI: 10.1016/S1283-0771(25)50357-2
D. Vandroux MD, PhD , N. Nathan MD, PhD
La classe terapeutica degli agenti alogenati utilizzati in anestesia comprende alotano, enflurano, isoflurano, sevoflurano e desflurano. Il desflurano e il sevoflurano, meno solubili nei tessuti, con cinetica più rapida, migliore maneggevolezza e tollerati meglio dal sistema cardiovascolare, sono i composti alogenati attualmente utilizzati in Francia. Il sevoflurano, meno acre, può essere utilizzato per l’induzione con maschera. Le differenze farmacodinamiche tra questi due agenti sono modeste e la loro tossicità può essere considerata quasi nulla, anche per il sevoflurano, nonostante la sua degradazione in composto A da parte delle basi forti contenute nella calce sodata. Gli alogenati sono stati tuttavia implicati in disturbi delle acquisizioni cognitive nel bambino. Questi agenti hanno un impatto ambientale forte, ma apparentemente paragonabile a quello degli anestetici per via endovenosa. Questo impatto ambientale è maggiore con il desflurano, cosa che ne limita l’uso da parte della comunità degli anestesisti-rianimatori. Gli agenti alogenati devono pertanto essere utilizzati prioritariamente in circuito chiuso con il minor flusso possibile di gas fresco. Le attuali stazioni di anestesia controllano la somministrazione degli alogenati a obiettivo di concentrazione, consentendo di ridurre il carico di lavoro e il consumo di agenti alogenati.
{"title":"Anestetici alogenati","authors":"D. Vandroux MD, PhD , N. Nathan MD, PhD","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50357-2","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50357-2","url":null,"abstract":"<div><div>La classe terapeutica degli agenti alogenati utilizzati in anestesia comprende alotano, enflurano, isoflurano, sevoflurano e desflurano. Il desflurano e il sevoflurano, meno solubili nei tessuti, con cinetica più rapida, migliore maneggevolezza e tollerati meglio dal sistema cardiovascolare, sono i composti alogenati attualmente utilizzati in Francia. Il sevoflurano, meno acre, può essere utilizzato per l’induzione con maschera. Le differenze farmacodinamiche tra questi due agenti sono modeste e la loro tossicità può essere considerata quasi nulla, anche per il sevoflurano, nonostante la sua degradazione in composto A da parte delle basi forti contenute nella calce sodata. Gli alogenati sono stati tuttavia implicati in disturbi delle acquisizioni cognitive nel bambino. Questi agenti hanno un impatto ambientale forte, ma apparentemente paragonabile a quello degli anestetici per via endovenosa. Questo impatto ambientale è maggiore con il desflurano, cosa che ne limita l’uso da parte della comunità degli anestesisti-rianimatori. Gli agenti alogenati devono pertanto essere utilizzati prioritariamente in circuito chiuso con il minor flusso possibile di gas fresco. Le attuali stazioni di anestesia controllano la somministrazione degli alogenati a obiettivo di concentrazione, consentendo di ridurre il carico di lavoro e il consumo di agenti alogenati.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 2","pages":"Pages 1-21"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-04-11","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"143816477","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2025-04-11DOI: 10.1016/S1283-0771(25)50358-4
D. Pateron , P.-C. Thiebaud , N. Carbonell , X. Dray
L’emorragia digestiva acuta non traumatica dell’adulto è una delle principali urgenze digestive che hanno beneficiato di significativi progressi diagnostici e terapeutici, con una gestione codificata regolarmente aggiornata. Dal punto di vista anatomico si distinguono le emorragie digestive superiori e inferiori a seconda che abbiano origine a monte o a valle dell’angolo di Treitz. L’emorragia digestiva è un sintomo, motivo di accesso al Pronto Soccorso, che è collegato a numerose patologie. L’uso crescente degli antinfiammatori non steroidei e l’invecchiamento della popolazione spiegano il persistere di un’incidenza elevata e il lento miglioramento della prognosi. Le principali patologie alla base delle emorragie digestive superiori sono le ulcere e le ulcerazioni e le varici e le lesioni vascolari dovute all’ipertensione portale. Le principali patologie alla base delle emorragie inferiori sono i diverticoli, le angiodisplasie e le coliti ischemiche, nonché le cause proctologiche, più frequenti ma meno gravi. La natura presuntiva dell’origine dell’emorragia superiore o inferiore determina la gestione diagnostica iniziale. Una valutazione precoce consente di individuare le situazioni più gravi e, se necessario, di avviare misure d’urgenza mirate alla causa identificata o presunta e di realizzare gli esami endoscopici necessari. Punteggi di gravità permettono di guidare l’orientamento dei pazienti dopo il loro passaggio in Pronto Soccorso.
{"title":"Emorragie digestive non traumatiche dell’adulto","authors":"D. Pateron , P.-C. Thiebaud , N. Carbonell , X. Dray","doi":"10.1016/S1283-0771(25)50358-4","DOIUrl":"10.1016/S1283-0771(25)50358-4","url":null,"abstract":"<div><div>L’emorragia digestiva acuta non traumatica dell’adulto è una delle principali urgenze digestive che hanno beneficiato di significativi progressi diagnostici e terapeutici, con una gestione codificata regolarmente aggiornata. Dal punto di vista anatomico si distinguono le emorragie digestive superiori e inferiori a seconda che abbiano origine a monte o a valle dell’angolo di Treitz. L’emorragia digestiva è un sintomo, motivo di accesso al Pronto Soccorso, che è collegato a numerose patologie. L’uso crescente degli antinfiammatori non steroidei e l’invecchiamento della popolazione spiegano il persistere di un’incidenza elevata e il lento miglioramento della prognosi. Le principali patologie alla base delle emorragie digestive superiori sono le ulcere e le ulcerazioni e le varici e le lesioni vascolari dovute all’ipertensione portale. Le principali patologie alla base delle emorragie inferiori sono i diverticoli, le angiodisplasie e le coliti ischemiche, nonché le cause proctologiche, più frequenti ma meno gravi. La natura presuntiva dell’origine dell’emorragia superiore o inferiore determina la gestione diagnostica iniziale. Una valutazione precoce consente di individuare le situazioni più gravi e, se necessario, di avviare misure d’urgenza mirate alla causa identificata o presunta e di realizzare gli esami endoscopici necessari. Punteggi di gravità permettono di guidare l’orientamento dei pazienti dopo il loro passaggio in Pronto Soccorso.</div></div>","PeriodicalId":100410,"journal":{"name":"EMC - Anestesia-Rianimazione","volume":"30 2","pages":"Pages 1-12"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2025-04-11","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"143816479","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}