Pub Date : 2017-06-01DOI: 10.1016/S1769-6704(17)84312-6
D. Voulliaume, J.-P. Comparin, R. Viard, P. Gir, J.-L. Foyatier
Le sequele delle ustioni facciali sono dovute a ustioni profonde o insufficientemente trattate allo stadio iniziale; il loro impatto estetico è spesso predominante, ma le sequele funzionali possono essere maggiori, specialmente a livello palpebrale e labiale. La riparazione delle sequele delle ustioni facciali è un processo lungo e complesso, che richiede il rispetto delle unità estetiche del volto e l’apporto di pelle sana di qualità e colore equivalenti alla pelle del viso. Fa, quindi, appello in quasi tutti i casi all’espansione cutanea, sotto forma di innesti cutanei a tutto spessore o di lembi cutanei espansi, prelevati, se possibile, al di sopra delle regioni claveari. Le tecniche più complesse di riparazione, lembi liberi o allotrapianti di faccia, danno dei risultati spesso più soddisfacenti e hanno solo indicazioni eccezionali.
{"title":"Trattamento chirurgico delle sequele delle ustioni: ustioni del viso","authors":"D. Voulliaume, J.-P. Comparin, R. Viard, P. Gir, J.-L. Foyatier","doi":"10.1016/S1769-6704(17)84312-6","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(17)84312-6","url":null,"abstract":"<div><p>Le sequele delle ustioni facciali sono dovute a ustioni profonde o insufficientemente trattate allo stadio iniziale; il loro impatto estetico è spesso predominante, ma le sequele funzionali possono essere maggiori, specialmente a livello palpebrale e labiale. La riparazione delle sequele delle ustioni facciali è un processo lungo e complesso, che richiede il rispetto delle unità estetiche del volto e l’apporto di pelle sana di qualità e colore equivalenti alla pelle del viso. Fa, quindi, appello in quasi tutti i casi all’espansione cutanea, sotto forma di innesti cutanei a tutto spessore o di lembi cutanei espansi, prelevati, se possibile, al di sopra delle regioni claveari. Le tecniche più complesse di riparazione, lembi liberi o allotrapianti di faccia, danno dei risultati spesso più soddisfacenti e hanno solo indicazioni eccezionali.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"15 2","pages":"Pages 1-14"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2017-06-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(17)84312-6","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"116798364","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2017-06-01DOI: 10.1016/S1769-6704(17)84313-8
P.-L. Vincent, R. Viard, R. Aimard, J.-P. Comparin, J.-L. Foyatier, D. Voulliaume
Anche se rappresentano solo il 4% della superficie corporea, le mani sono coinvolte nell’80% delle ustioni da riflesso protettivo. Le ustioni profonde o mal trattate inizialmente lasciano delle sequele sia funzionali che estetiche. Le sequele funzionali tipo la retrazione cutanea si manifestano con briglie la cui escissione mostra una perdita di sostanza che verrà riempita da un innesto a tutto spessore, da plastiche a Z o a IC o da una plastica a tridente. Le riparazioni tendinee, raramente necessarie, possono essere realizzate solo dopo la ricostruzione di una superficie cutanea adattata. L’uso di derma artificiale e la reiniezione di tessuto adiposo sono particolarmente indicati per il trattamento delle sequele da ustione delle facce dorsali delle mani tipo le retrazioni o le aderenze. Le ustioni dell’apparato ungueale lasciano delle sequele estetiche la cui gestione si basa sull’escissione del piano cicatriziale seguita da un innesto di pelle a tutto spessore o di un lembo locale. Il trattamento delle sequele da ustioni della mano deve essere circoscritto in una gestione multidisciplinare all’interno della quale la riabilitazione trova un posto di rilievo.
{"title":"Trattamento delle sequele delle ustioni. Ustioni delle mani","authors":"P.-L. Vincent, R. Viard, R. Aimard, J.-P. Comparin, J.-L. Foyatier, D. Voulliaume","doi":"10.1016/S1769-6704(17)84313-8","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1769-6704(17)84313-8","url":null,"abstract":"<div><p>Anche se rappresentano solo il 4% della superficie corporea, le mani sono coinvolte nell’80% delle ustioni da riflesso protettivo. Le ustioni profonde o mal trattate inizialmente lasciano delle sequele sia funzionali che estetiche. Le sequele funzionali tipo la retrazione cutanea si manifestano con briglie la cui escissione mostra una perdita di sostanza che verrà riempita da un innesto a tutto spessore, da plastiche a Z o a IC o da una plastica a tridente. Le riparazioni tendinee, raramente necessarie, possono essere realizzate solo dopo la ricostruzione di una superficie cutanea adattata. L’uso di derma artificiale e la reiniezione di tessuto adiposo sono particolarmente indicati per il trattamento delle sequele da ustione delle facce dorsali delle mani tipo le retrazioni o le aderenze. Le ustioni dell’apparato ungueale lasciano delle sequele estetiche la cui gestione si basa sull’escissione del piano cicatriziale seguita da un innesto di pelle a tutto spessore o di un lembo locale. Il trattamento delle sequele da ustioni della mano deve essere circoscritto in una gestione multidisciplinare all’interno della quale la riabilitazione trova un posto di rilievo.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"15 2","pages":"Pages 1-13"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2017-06-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(17)84313-8","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"92010757","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2017-03-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)78893-0
L. Chanel (Praticien attaché), A. Chichery (Chirurgien plasticien Lyon), J.-L. Grolleau (Professeur des Universités, praticien hospitalier, chef de service), J.-P. Chavoin (Professeur des Universités, praticien hospitalier)
La sindrome di Poland è una malformazione rara che associa a vari gradi anomalie del torace e anomalie dell’arto superiore omolaterale. L’anomalia costante è l’agenesia dei fasci sternocostali del grande pettorale. C’è spesso un’asimmetria mammaria con ipoplasia del seno e del complesso areolomammillare omolaterale. Le malformazioni della mano sono varie e complesse, ma la malformazione caratteristica della sindrome di Poland è una brachimesofalangia. Questo quadro clinico si riscontra più frequentemente negli uomini e, di solito, a livello dell’emitorace destro. La patogenesi non è ancora chiara. Non c’è mai un danno funzionale nell’interessamento toracico della sindrome di Poland ed esiste solo un disagio estetico. Una classificazione in tre tipi aiuta a orientare le scelte terapeutiche. La ricostruzione ha beneficiato, negli ultimi anni, dell’utilizzo del digitale per gli impianti del torace su misura, partendo da una TC 3D. Possono essere utilizzate altre tecniche che comportano, a seconda dei casi, protesi mammarie e innesto adiposo. Solo il classico lembo di grande dorsale è definitivamente abbandonato. A seconda dell’età, del sesso e della gravità delle anomalie toracomammarie, può essere proposta una strategia terapeutica che si adatta ad ogni caso di sindrome di Poland.
{"title":"Sindrome di Poland","authors":"L. Chanel (Praticien attaché), A. Chichery (Chirurgien plasticien Lyon), J.-L. Grolleau (Professeur des Universités, praticien hospitalier, chef de service), J.-P. Chavoin (Professeur des Universités, praticien hospitalier)","doi":"10.1016/S1769-6704(16)78893-0","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(16)78893-0","url":null,"abstract":"<div><p>La sindrome di Poland è una malformazione rara che associa a vari gradi anomalie del torace e anomalie dell’arto superiore omolaterale. L’anomalia costante è l’agenesia dei fasci sternocostali del grande pettorale. C’è spesso un’asimmetria mammaria con ipoplasia del seno e del complesso areolomammillare omolaterale. Le malformazioni della mano sono varie e complesse, ma la malformazione caratteristica della sindrome di Poland è una brachimesofalangia. Questo quadro clinico si riscontra più frequentemente negli uomini e, di solito, a livello dell’emitorace destro. La patogenesi non è ancora chiara. Non c’è mai un danno funzionale nell’interessamento toracico della sindrome di Poland ed esiste solo un disagio estetico. Una classificazione in tre tipi aiuta a orientare le scelte terapeutiche. La ricostruzione ha beneficiato, negli ultimi anni, dell’utilizzo del digitale per gli impianti del torace su misura, partendo da una TC 3D. Possono essere utilizzate altre tecniche che comportano, a seconda dei casi, protesi mammarie e innesto adiposo. Solo il classico lembo di grande dorsale è definitivamente abbandonato. A seconda dell’età, del sesso e della gravità delle anomalie toracomammarie, può essere proposta una strategia terapeutica che si adatta ad ogni caso di sindrome di Poland.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"15 1","pages":"Pages 1-11"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2017-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(16)78893-0","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"121570463","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2017-03-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)82532-2
R. Aimard , R. Viard , A. Mojallal , J.-P. Comparin , J.-L. Foyatier , D. Voulliaume
Le sequele delle ustioni degli arti pongono un problema funzionale critico. Tutte le tecniche chirurgiche (trapianti cutanei, plastiche locali, cute artificiale, espansione cutanea, lembi, trasferimento di tessuto adiposo) associate allo sbrigliamento consentono una riabilitazione funzionale ed estetica a seguito di una riabilitazione adeguata.
{"title":"Trattamento chirurgico delle sequele delle ustioni degli arti","authors":"R. Aimard , R. Viard , A. Mojallal , J.-P. Comparin , J.-L. Foyatier , D. Voulliaume","doi":"10.1016/S1769-6704(16)82532-2","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(16)82532-2","url":null,"abstract":"<div><p>Le sequele delle ustioni degli arti pongono un problema funzionale critico. Tutte le tecniche chirurgiche (trapianti cutanei, plastiche locali, cute artificiale, espansione cutanea, lembi, trasferimento di tessuto adiposo) associate allo sbrigliamento consentono una riabilitazione funzionale ed estetica a seguito di una riabilitazione adeguata.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"15 1","pages":"Pages 1-11"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2017-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(16)82532-2","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"132816963","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2017-03-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)82522-X
H. Person, R. Viard, J.-P. Comparin, J.-L. Foyatier, D. Voulliaume
Le ustioni del cuoio capelluto sono comuni nei bambini, causate dal rovesciamento di liquidi caldi, e negli adulti, a causa dei ritorni di fiamma. Le ustioni profonde o infette possono essere responsabili di un’alopecia estesa con un forte impatto sociale e psicologico. Il trattamento delle sequele delle ustioni del cuoio capelluto è, il più delle volte, basato sull’espansione cutanea; la pelle del cuoio capelluto è perfetta per confezionare lembi espansi, la sola tecnica che permette una riparazione identica al cuoio capelluto originale. La scelta del numero di protesi, la loro forma, il loro volume e la loro posizione dipendono dalle caratteristiche della cicatrice da trattare e dalla restante cute sana; è una tecnica impegnativa, vincolante per il paziente e non esente da complicanze. Tuttavia, l’espansione del cuoio capelluto rimane il trattamento di riferimento a causa degli eccellenti risultati conseguiti. I mini- e i microtrapianti di capelli e la dermopigmentazione sono modi adiuvanti interessanti per le piccole cicatrici o in aggiunta ai lembi espansi.
{"title":"Chirurgia delle sequele delle ustioni del cuoio capelluto","authors":"H. Person, R. Viard, J.-P. Comparin, J.-L. Foyatier, D. Voulliaume","doi":"10.1016/S1769-6704(16)82522-X","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(16)82522-X","url":null,"abstract":"<div><p>Le ustioni del cuoio capelluto sono comuni nei bambini, causate dal rovesciamento di liquidi caldi, e negli adulti, a causa dei ritorni di fiamma. Le ustioni profonde o infette possono essere responsabili di un’alopecia estesa con un forte impatto sociale e psicologico. Il trattamento delle sequele delle ustioni del cuoio capelluto è, il più delle volte, basato sull’espansione cutanea; la pelle del cuoio capelluto è perfetta per confezionare lembi espansi, la sola tecnica che permette una riparazione identica al cuoio capelluto originale. La scelta del numero di protesi, la loro forma, il loro volume e la loro posizione dipendono dalle caratteristiche della cicatrice da trattare e dalla restante cute sana; è una tecnica impegnativa, vincolante per il paziente e non esente da complicanze. Tuttavia, l’espansione del cuoio capelluto rimane il trattamento di riferimento a causa degli eccellenti risultati conseguiti. I mini- e i microtrapianti di capelli e la dermopigmentazione sono modi adiuvanti interessanti per le piccole cicatrici o in aggiunta ai lembi espansi.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"15 1","pages":"Pages 1-9"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2017-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(16)82522-X","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"128856061","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2016-12-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)80613-0
D. Voulliaume, J.-P. Comparin, J.-L. Foyatier, R. Viard
Le ustioni della regione toracica e le loro sequele sono frequenti perché la zona anteriore è esposta alle fiamme nell’adulto e al rovesciamento di liquidi caldi nel bambino; inoltre, la regione toracomammaria è una zona di cicatrizzazione difficile, sede di retrazioni e cicatrici distrofiche frequenti. L’obiettivo del trattamento chirurgico delle sequele delle ustioni toraciche è, da una parte, in tutti i pazienti, quello di ripristinare una copertura cutanea morbida e funzionale e, dall’altra, di recuperare l’estetica della regione mammaria nella donna adulta e di consentire la crescita del seno nelle ragazze giovani. La gravità delle sequele è direttamente correlata alla qualità della gestione iniziale, che deve sforzarsi di essere meno mutilante possibile, anche per lesioni profonde, per non danneggiare il tessuto mammario sottostante. Le ustioni che distruggono la ghiandola mammaria sono, dal canto loro, eccezionali. Le tecniche di chirurgia ricostruttiva utilizzate dipendono dal tipo e dalla localizzazione delle lesioni riscontrate e dal paziente (uomo, donna, ragazza giovane). Le lesioni periferiche, localizzate, richiedono, il più delle volte, delle plastiche locali e degli innesti di cute a tutto spessore; le lesioni più estese richiedono un’espansione cutanea (lembi o innesti di cute a tutto spessore espansi) e derma artificiale. Nella donna, il ripristino dei volumi può essere ottenuto mediante protesi, trasferimento di tessuto adiposo o lembi muscolocutanei. L’associazione di queste tecniche permette di ipotizzare delle ricostruzioni soddisfacenti allo stesso tempo per la bambina prepubere e per la donna adulta. Nella bambina, la riparazione deve iniziare prima della pubertà, in modo da non ostacolare la crescita del seno.
{"title":"Trattamento chirurgico delle sequele di ustioni del torace","authors":"D. Voulliaume, J.-P. Comparin, J.-L. Foyatier, R. Viard","doi":"10.1016/S1769-6704(16)80613-0","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(16)80613-0","url":null,"abstract":"<div><p>Le ustioni della regione toracica e le loro sequele sono frequenti perché la zona anteriore è esposta alle fiamme nell’adulto e al rovesciamento di liquidi caldi nel bambino; inoltre, la regione toracomammaria è una zona di cicatrizzazione difficile, sede di retrazioni e cicatrici distrofiche frequenti. L’obiettivo del trattamento chirurgico delle sequele delle ustioni toraciche è, da una parte, in tutti i pazienti, quello di ripristinare una copertura cutanea morbida e funzionale e, dall’altra, di recuperare l’estetica della regione mammaria nella donna adulta e di consentire la crescita del seno nelle ragazze giovani. La gravità delle sequele è direttamente correlata alla qualità della gestione iniziale, che deve sforzarsi di essere meno mutilante possibile, anche per lesioni profonde, per non danneggiare il tessuto mammario sottostante. Le ustioni che distruggono la ghiandola mammaria sono, dal canto loro, eccezionali. Le tecniche di chirurgia ricostruttiva utilizzate dipendono dal tipo e dalla localizzazione delle lesioni riscontrate e dal paziente (uomo, donna, ragazza giovane). Le lesioni periferiche, localizzate, richiedono, il più delle volte, delle plastiche locali e degli innesti di cute a tutto spessore; le lesioni più estese richiedono un’espansione cutanea (lembi o innesti di cute a tutto spessore espansi) e derma artificiale. Nella donna, il ripristino dei volumi può essere ottenuto mediante protesi, trasferimento di tessuto adiposo o lembi muscolocutanei. L’associazione di queste tecniche permette di ipotizzare delle ricostruzioni soddisfacenti allo stesso tempo per la bambina prepubere e per la donna adulta. Nella bambina, la riparazione deve iniziare prima della pubertà, in modo da non ostacolare la crescita del seno.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"14 4","pages":"Pages 1-8"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2016-12-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(16)80613-0","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"132875415","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2016-12-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)80612-9
M. Schoofs , J. Guillou , G. Wavreille
Il lembo libero autologo è un’entità anatomica isolata sul suo peduncolo vascolare e trasposta al di fuori del suo sito. Il suo utilizzo richiede la realizzazione di anastomosi microchirurgiche arteriose e venose. Le anastomosi dirette (terminoterminali e terminolaterali) sono quelle più comunemente utilizzate, ma il ricorso ad altre tecniche (anastomosi a Y, bypass, anse vascolari, ecc.) può essere utile in alcune situazioni e la conoscenza è essenziale. Una valutazione precisa del sito ricevente e del lembo da utilizzare favorisce il successo del trasferimento. La scelta del lembo dipende, fra l’altro, dalla dimensione della perdita di sostanza, dal carattere semplice o composito e dalla lunghezza e dal diametro del peduncolo. I flussi dei lembi e il loro ritorno venoso sono fattori fondamentali, che devono essere presi in considerazione. In assenza di assi disponibili, in particolare all’arto inferiore, può essere utilizzato un lembo detto “semilibero”. La conoscenza della neoangiogenesi dei lembi “semiliberi” consente di evitare errori al momento dell’autonomizzazione di questi lembi.
{"title":"Teoria dei lembi. Strategia dei trasferimenti liberi","authors":"M. Schoofs , J. Guillou , G. Wavreille","doi":"10.1016/S1769-6704(16)80612-9","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(16)80612-9","url":null,"abstract":"<div><p>Il lembo libero autologo è un’entità anatomica isolata sul suo peduncolo vascolare e trasposta al di fuori del suo sito. Il suo utilizzo richiede la realizzazione di anastomosi microchirurgiche arteriose e venose. Le anastomosi dirette (terminoterminali e terminolaterali) sono quelle più comunemente utilizzate, ma il ricorso ad altre tecniche (anastomosi a Y, bypass, anse vascolari, ecc.) può essere utile in alcune situazioni e la conoscenza è essenziale. Una valutazione precisa del sito ricevente e del lembo da utilizzare favorisce il successo del trasferimento. La scelta del lembo dipende, fra l’altro, dalla dimensione della perdita di sostanza, dal carattere semplice o composito e dalla lunghezza e dal diametro del peduncolo. I flussi dei lembi e il loro ritorno venoso sono fattori fondamentali, che devono essere presi in considerazione. In assenza di assi disponibili, in particolare all’arto inferiore, può essere utilizzato un lembo detto “semilibero”. La conoscenza della neoangiogenesi dei lembi “semiliberi” consente di evitare errori al momento dell’autonomizzazione di questi lembi.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"14 4","pages":"Pages 1-19"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2016-12-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(16)80612-9","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"124620052","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2016-06-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)77576-0
G. Deffrennes (Ancien assistant-chef de clinique de chirurgie maxillofaciale) , J. Ferri (Professeur des Universités, praticien hospitalier, chef de service de chirurgie maxillofaciale et stomatologie) , E. Garreau (Stomatologiste, spécialiste en ODMF) , D. Deffrennes (Ancien chef de clinique-assistant de l’Assistance publique de Paris, chirurgien des hôpitaux (Hôpital Lariboisière de Paris))
Le osteotomie maxillomandibolari si definiscono come qualsiasi sezione del mascellare o mandibolare totale o parziale, destinata a spostare la parte sezionata a scopi funzionali o morfologici. Questa chirurgia richiede conoscenze anatomiche e, in particolare, dentarie. L’aspetto funzionale di questi interventi è fondamentale per la loro stabilità a lungo termine. Le loro indicazioni sono numerose, ma le loro finalità consistono nel normalizzare i rapporti maxillofacciali e occlusali. Per realizzare questa chirurgia ortognatica è necessaria un’equipe multidisciplinare, che faccia intervenire soprattutto gli ortodontisti. Questo articolo ha lo scopo di spiegare in dettaglio le varie osteotomie maxillomandibolari più frequenti. Sono state descritte molte tecniche, che non sono più utilizzate o che lo sono in via del tutto eccezionale. Esse non sono, quindi, sviluppate qui. Come per tutti gli interventi chirurgici, ma ancora di più durante queste procedure chirurgiche, la cooperazione tra il chirurgo e l’anestesista è indispensabile.
{"title":"Osteotomie maxillomandibolari: tecniche chirurgiche e indicazioni","authors":"G. Deffrennes (Ancien assistant-chef de clinique de chirurgie maxillofaciale) , J. Ferri (Professeur des Universités, praticien hospitalier, chef de service de chirurgie maxillofaciale et stomatologie) , E. Garreau (Stomatologiste, spécialiste en ODMF) , D. Deffrennes (Ancien chef de clinique-assistant de l’Assistance publique de Paris, chirurgien des hôpitaux (Hôpital Lariboisière de Paris))","doi":"10.1016/S1769-6704(16)77576-0","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(16)77576-0","url":null,"abstract":"<div><p>Le osteotomie maxillomandibolari si definiscono come qualsiasi sezione del mascellare o mandibolare totale o parziale, destinata a spostare la parte sezionata a scopi funzionali o morfologici. Questa chirurgia richiede conoscenze anatomiche e, in particolare, dentarie. L’aspetto funzionale di questi interventi è fondamentale per la loro stabilità a lungo termine. Le loro indicazioni sono numerose, ma le loro finalità consistono nel normalizzare i rapporti maxillofacciali e occlusali. Per realizzare questa chirurgia ortognatica è necessaria un’equipe multidisciplinare, che faccia intervenire soprattutto gli ortodontisti. Questo articolo ha lo scopo di spiegare in dettaglio le varie osteotomie maxillomandibolari più frequenti. Sono state descritte molte tecniche, che non sono più utilizzate o che lo sono in via del tutto eccezionale. Esse non sono, quindi, sviluppate qui. Come per tutti gli interventi chirurgici, ma ancora di più durante queste procedure chirurgiche, la cooperazione tra il chirurgo e l’anestesista è indispensabile.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"14 2","pages":"Pages 1-13"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2016-06-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(16)77576-0","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"122812376","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2016-06-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)77573-5
G. Deffrennes (Ancien assistant-chef de clinique de chirurgie maxillofaciale) , J. Ferri (Professeur des Universités, chef de service de chirurgie maxillofaciale et stomatologie, praticien hospitalier) , E. Garreau (Stomatologiste, spécialiste en ODMF) , D. Deffrennes (Praticien hospitalier, ancien chef de clinique de l’AP–HP)
Le osteotomie maxillomandibolari sono definite come ogni sezione del mascellare o della mandibola, totale o parziale, che miri a spostare la parte sezionata con finalità morfologiche o funzionali. Questa chirurgia richiede la conoscenza sia dell’anatomia e della fisiologia maxillofacciale sia delle anomalie della crescita, tanto sul piano malformativo che su quello deformante. Essa deve essere stabile a lungo termine, il che non è garantito, nonostante lo stato delle nostre attuali conoscenze. La comprensione della crescita cranio-maxillo-facciale e dei suoi adattamenti funzionali è, quindi, parte integrante di questa stabilità. La finalità di queste osteotomie maxillomandibolari è di normalizzare i rapporti maxillofacciali e occlusali. Il più delle volte, esse sono realizzate in caso di dismorfismo odontomascellare, particolarmente nei casi preprotesici. Attualmente, sono, a volte, utilizzate nel trattamento sintomatico delle sindromi delle apnee ostruttive del sonno.
{"title":"Osteotomie maxillomandibolari: basi fondamentali e analitiche cliniche","authors":"G. Deffrennes (Ancien assistant-chef de clinique de chirurgie maxillofaciale) , J. Ferri (Professeur des Universités, chef de service de chirurgie maxillofaciale et stomatologie, praticien hospitalier) , E. Garreau (Stomatologiste, spécialiste en ODMF) , D. Deffrennes (Praticien hospitalier, ancien chef de clinique de l’AP–HP)","doi":"10.1016/S1769-6704(16)77573-5","DOIUrl":"10.1016/S1769-6704(16)77573-5","url":null,"abstract":"<div><p>Le osteotomie maxillomandibolari sono definite come ogni sezione del mascellare o della mandibola, totale o parziale, che miri a spostare la parte sezionata con finalità morfologiche o funzionali. Questa chirurgia richiede la conoscenza sia dell’anatomia e della fisiologia maxillofacciale sia delle anomalie della crescita, tanto sul piano malformativo che su quello deformante. Essa deve essere stabile a lungo termine, il che non è garantito, nonostante lo stato delle nostre attuali conoscenze. La comprensione della crescita cranio-maxillo-facciale e dei suoi adattamenti funzionali è, quindi, parte integrante di questa stabilità. La finalità di queste osteotomie maxillomandibolari è di normalizzare i rapporti maxillofacciali e occlusali. Il più delle volte, esse sono realizzate in caso di dismorfismo odontomascellare, particolarmente nei casi preprotesici. Attualmente, sono, a volte, utilizzate nel trattamento sintomatico delle sindromi delle apnee ostruttive del sonno.</p></div>","PeriodicalId":100455,"journal":{"name":"EMC - Tecniche Chirurgiche - Chirurgia Plastica? Ricostruttiva ed Estetica","volume":"14 2","pages":"Pages 1-12"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2016-06-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"https://sci-hub-pdf.com/10.1016/S1769-6704(16)77573-5","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"123366820","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2016-03-01DOI: 10.1016/S1769-6704(16)76213-9
J. Ellart (Interne des Hôpitaux) , V. Duquennoy-Martinot (Professeur des Universités, Chef de service)
Le orecchie a sventola costituiscono un inestetismo che è un motivo frequente di visita in chirurgia plastica, soprattutto nei bambini. In effetti, sono speso oggetto di derisione e commenti sprezzanti, che generano, in alcuni casi, difficoltà psicologiche o conflitti scolastici. Le orecchie a sventola sono il risultato di una o più anomalie congenite che possono associarsi tra di loro in vari gradi. Il difetto di plicatura dell’antelice, l’apertura dell’angolo cefaloconcale e l’ipertrofia della conca sono le più frequenti. La conoscenza dell’anatomia del padiglione normale e dei criteri antropometrici è indispensabile. Lo spessore della cartilagine condiziona la rigidità e l’elasticità del padiglione, mentre i suoi rilievi definiscono la forma e la posizione. Padroneggiare questi concetti è la base della chirurgia otoplastica. Essa mira a correggere le anomalie, rimodellando la cartilagine in modo da ottenere delle orecchie con delle plicature corrette, posizionate e orientate normalmente, simmetriche e di dimensioni e aspetto naturali. Associa diversi gesti che devono essere semplici e rapidi. L’incisione è retroauricolare; la dissecazione fino al piano mastoideo consente di identificare il muscolo retroauricolare che viene rimosso. Il modellamento dell’antelice mira a restituirgli un rilievo naturale chiudendo l’angolo scafoconcale. La conca è, quindi, infossata ed è ancorata saldamente al periostio premastoideo, il che ha, come conseguenza, la chiusura dell’angolo cefaloconcale. Possono, talvolta, essere realizzate delle resezioni cartilaginee della conca ipertrofica. Il risultato deve essere armonioso e duraturo. Ogni chirurgo adotta una tecnica che gli è propria adattandosi caso per caso per ottenere il risultato migliore, evitando le complicanze dominate dal rischio di infezione, fortunatamente eccezionale.
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