Pub Date : 2022-03-01DOI: 10.1016/S1639-870X(22)46078-8
N. Loundon (Docteur)
I metodi di gestione delle sordità monolaterali (SM) nei bambini stanno cambiando rapidamente. Alcuni decenni fa, la riabilitazione di queste sordità non era una preoccupazione di audiologi e oto-rino-laringoiatri (ORL), poiché la loro scoperta era il più delle volte fortuita e tardiva; si accettava che il loro impatto sui bambini fosse debole, se non nullo. I lavori più recenti, incentrati su ampie coorti di bambini, hanno modificato il modo in cui guardiamo a queste sordità. L’impatto negativo di tali sordità sulla percezione del discorso, a lungo termine, e sullo sviluppo del discorso e del linguaggio è stato confermato e, parallelamente, i mezzi di riabilitazione si sono diversificati.
{"title":"Sordità monolaterali nei bambini","authors":"N. Loundon (Docteur)","doi":"10.1016/S1639-870X(22)46078-8","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(22)46078-8","url":null,"abstract":"<div><p>I metodi di gestione delle sordità monolaterali (SM) nei bambini stanno cambiando rapidamente. Alcuni decenni fa, la riabilitazione di queste sordità non era una preoccupazione di audiologi e oto-rino-laringoiatri (ORL), poiché la loro scoperta era il più delle volte fortuita e tardiva; si accettava che il loro impatto sui bambini fosse debole, se non nullo. I lavori più recenti, incentrati su ampie coorti di bambini, hanno modificato il modo in cui guardiamo a queste sordità. L’impatto negativo di tali sordità sulla percezione del discorso, a lungo termine, e sullo sviluppo del discorso e del linguaggio è stato confermato e, parallelamente, i mezzi di riabilitazione si sono diversificati.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"21 1","pages":"Pages 1-7"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2022-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"80234654","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2022-03-01DOI: 10.1016/S1639-870X(22)46077-6
L. Billon-Galland , R. Hermann , A. Coudert , E. Truy
L’otite media cronica (OMC) è definita molto semplicemente come un processo infiammatorio che colpisce la mucosa delle cavità dell’orecchio medio per un periodo prolungato (oltre 3 mesi). La patogenesi delle OMC non è completamente nota. Sono forniti qui i richiami fondamentali di embriologia (ruolo del mesenchima), anatomia (compartimentazione e ventilazione delle cavità dell’orecchio medio), istologia (costituenti della membrana timpanica, caratteristiche dell’epidermide del condotto uditivo esterno [CUE] e funzionamento della mucosa dell’orecchio medio) e fisiologia (funzionamento delle tube, diffusione transmucosa dei gas e impatto sulla regolazione pressoria, ruolo della clearance mucociliare), poiché la fisiopatologia può spiegare l’insorgenza e la cronicizzazione del processo otitico cronico. Questo termine generico di “otite media cronica” raggruppa entità cliniche distinte, più o meno progressive, dettagliate nella seconda parte: otite sieromucosa (OSM), otite mucosa aperta, otite atelettasica, otite fibroadesiva (OFA) e atelettasie eccentriche localizzate, dette “tasche di retrazione (TR)”. Accanto a queste forme progressive, il cui rischio ultimo resta l’evoluzione verso un’otite colesteatomatosa, si distinguono altre lesioni otoscopiche che, osservate isolatamente, costituiscono solo dei postumi. Si tratta delle perforazioni timpaniche non marginali, delle membrane timpaniche pellucide e delle osteolisi ossiculari, spesso secondarie a un’otite mucosa aperta. La timpanosclerosi, infine, è un fenomeno cicatriziale a lenta evoluzione caratterizzato dalla comparsa di depositi ialini e calcarei all’interno della membrana timpanica in modo isolato (“miringosclerosi”) e/o della cassa del timpano, che può esistere isolatamente o accompagnare un’altra forma di otite cronica.
{"title":"Otite media cronica non colesteatomatosa: fisiopatologia e forme cliniche","authors":"L. Billon-Galland , R. Hermann , A. Coudert , E. Truy","doi":"10.1016/S1639-870X(22)46077-6","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(22)46077-6","url":null,"abstract":"<div><p>L’otite media cronica (OMC) è definita molto semplicemente come un processo infiammatorio che colpisce la mucosa delle cavità dell’orecchio medio per un periodo prolungato (oltre 3 mesi). La patogenesi delle OMC non è completamente nota. Sono forniti qui i richiami fondamentali di embriologia (ruolo del mesenchima), anatomia (compartimentazione e ventilazione delle cavità dell’orecchio medio), istologia (costituenti della membrana timpanica, caratteristiche dell’epidermide del condotto uditivo esterno [CUE] e funzionamento della mucosa dell’orecchio medio) e fisiologia (funzionamento delle tube, diffusione transmucosa dei gas e impatto sulla regolazione pressoria, ruolo della clearance mucociliare), poiché la fisiopatologia può spiegare l’insorgenza e la cronicizzazione del processo otitico cronico. Questo termine generico di “otite media cronica” raggruppa entità cliniche distinte, più o meno progressive, dettagliate nella seconda parte: otite sieromucosa (OSM), otite mucosa aperta, otite atelettasica, otite fibroadesiva (OFA) e atelettasie eccentriche localizzate, dette “tasche di retrazione (TR)”. Accanto a queste forme progressive, il cui rischio ultimo resta l’evoluzione verso un’otite colesteatomatosa, si distinguono altre lesioni otoscopiche che, osservate isolatamente, costituiscono solo dei postumi. Si tratta delle perforazioni timpaniche non marginali, delle membrane timpaniche pellucide e delle osteolisi ossiculari, spesso secondarie a un’otite mucosa aperta. La timpanosclerosi, infine, è un fenomeno cicatriziale a lenta evoluzione caratterizzato dalla comparsa di depositi ialini e calcarei all’interno della membrana timpanica in modo isolato (“miringosclerosi”) e/o della cassa del timpano, che può esistere isolatamente o accompagnare un’altra forma di otite cronica.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"21 1","pages":"Pages 1-16"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2022-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"78932521","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2022-03-01DOI: 10.1016/S1639-870X(22)46079-X
M. Kossowski (Professeur agrégé du Val-de-Grâce)
L’esplorazione della funzione canalare vestibolare si basa essenzialmente sull’analisi delle deviazioni posturali e sull’analisi del nistagmo. Quest’ultima analisi ha beneficiato del contributo del video accoppiato all’elaborazione informatica del segnale. Molti test utilizzano il principio della videonistagmografia (VNG), il cui scopo è analizzare i segni spontanei, ma anche provocati da varie modalità di stimolazione, interrogando il sistema canalare per le frequenze basse, medie e alte, ma anche analizzare la motricità oculare grazie all’oculografia. Questo ci permette di comprendere al meglio la patologia, sia essa centrale o periferica, parziale o totale.
{"title":"Esplorazione della funzione canalare e oculografia","authors":"M. Kossowski (Professeur agrégé du Val-de-Grâce)","doi":"10.1016/S1639-870X(22)46079-X","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(22)46079-X","url":null,"abstract":"<div><p>L’esplorazione della funzione canalare vestibolare si basa essenzialmente sull’analisi delle deviazioni posturali e sull’analisi del nistagmo. Quest’ultima analisi ha beneficiato del contributo del video accoppiato all’elaborazione informatica del segnale. Molti test utilizzano il principio della videonistagmografia (VNG), il cui scopo è analizzare i segni spontanei, ma anche provocati da varie modalità di stimolazione, interrogando il sistema canalare per le frequenze basse, medie e alte, ma anche analizzare la motricità oculare grazie all’oculografia. Questo ci permette di comprendere al meglio la patologia, sia essa centrale o periferica, parziale o totale.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"21 1","pages":"Pages 1-15"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2022-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"78043142","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2022-03-01DOI: 10.1016/S1639-870X(22)46080-6
V. Couloigner
Con circa 9 milioni di casi all’anno in Francia, le angine acute rappresentano una patologia estremamente frequente nella pratica quotidiana. Le angine eritematose o eritematopultacee sono di origine virale nel 60-80% dei casi. Le eziologie batteriche sono dominate dallo streptococco β-emolitico di gruppo A (SBGA). Le angine da SBGA sono rapidamente rilevabili in visita con l’uso del test diagnostico rapido (RDT) per le infezioni da streptococco e richiedono una terapia antibiotica per evitare le complicanze post-streptococciche, essenzialmente il reumatismo articolare acuto (RAA). La terapia antibiotica non ha dimostrato alcun ruolo preventivo sulla comparsa di suppurazioni perifaringee (flemmoni peritonsillari, ascessi prestiloidei e celluliti cervicali). Le angine pseudomembranose e ulceronecrotiche presentano eziologie varie e richiedono trattamenti diversi.
{"title":"L’angina e le sue complicanze","authors":"V. Couloigner","doi":"10.1016/S1639-870X(22)46080-6","DOIUrl":"https://doi.org/10.1016/S1639-870X(22)46080-6","url":null,"abstract":"<div><p>Con circa 9 milioni di casi all’anno in Francia, le angine acute rappresentano una patologia estremamente frequente nella pratica quotidiana. Le angine eritematose o eritematopultacee sono di origine virale nel 60-80% dei casi. Le eziologie batteriche sono dominate dallo streptococco β-emolitico di gruppo A (SBGA). Le angine da SBGA sono rapidamente rilevabili in visita con l’uso del test diagnostico rapido (RDT) per le infezioni da streptococco e richiedono una terapia antibiotica per evitare le complicanze post-streptococciche, essenzialmente il reumatismo articolare acuto (RAA). La terapia antibiotica non ha dimostrato alcun ruolo preventivo sulla comparsa di suppurazioni perifaringee (flemmoni peritonsillari, ascessi prestiloidei e celluliti cervicali). Le angine pseudomembranose e ulceronecrotiche presentano eziologie varie e richiedono trattamenti diversi.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"21 1","pages":"Pages 1-13"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2022-03-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"137370497","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2021-11-01DOI: 10.1016/S1639-870X(21)45788-0
A. Giovanni (Professeur d’ORL à la faculté de médecine de Marseille, Directeur de l’équipe Physiologie et organisation de la parole) , A. Ghio (Ingénieur de recherches CNRS) , A. Mattei (Assistant hospitalier ORL)
La valutazione della voce ha un duplice scopo: stabilire un inventario del disturbo vocale in un dato momento in vista di un successivo confronto e valutare l’efficacia di un eventuale trattamento; ricercare elementi pertinenti che possano intervenire nella scelta terapeutica stessa. A parte l’esame delle corde vocali che è un atto strettamente medico, questa valutazione può essere effettuata da un medico o da un logopedista, ma deve comprendere almeno quattro elementi: una registrazione della voce su un sistema di qualità conservata per successivi confronti; l’autovalutazione della voce e del disagio del paziente utilizzando una delle scale disponibili. I problemi vocali sono infatti problemi funzionali e deve essere analizzata la domanda del paziente; può essere offerta una valutazione quantitativa strumentale del problema vocale del paziente. A seconda del materiale a disposizione, possono essere proposti diversi parametri: tempo massimo di fonazione, misurazioni acustiche più o meno complesse. In realtà, nessuna singola misurazione è sufficiente per caratterizzare la voce patologica; la valutazione delle tensioni muscolari, posturali e respiratorie del paziente aiuta a fissare dei parametri di riferimento per la riabilitazione vocale.
{"title":"Valutazione clinica della fonazione","authors":"A. Giovanni (Professeur d’ORL à la faculté de médecine de Marseille, Directeur de l’équipe Physiologie et organisation de la parole) , A. Ghio (Ingénieur de recherches CNRS) , A. Mattei (Assistant hospitalier ORL)","doi":"10.1016/S1639-870X(21)45788-0","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(21)45788-0","url":null,"abstract":"<div><p>La valutazione della voce ha un duplice scopo: stabilire un inventario del disturbo vocale in un dato momento in vista di un successivo confronto e valutare l’efficacia di un eventuale trattamento; ricercare elementi pertinenti che possano intervenire nella scelta terapeutica stessa. A parte l’esame delle corde vocali che è un atto strettamente medico, questa valutazione può essere effettuata da un medico o da un logopedista, ma deve comprendere almeno quattro elementi: una registrazione della voce su un sistema di qualità conservata per successivi confronti; l’autovalutazione della voce e del disagio del paziente utilizzando una delle scale disponibili. I problemi vocali sono infatti problemi funzionali e deve essere analizzata la domanda del paziente; può essere offerta una valutazione quantitativa strumentale del problema vocale del paziente. A seconda del materiale a disposizione, possono essere proposti diversi parametri: tempo massimo di fonazione, misurazioni acustiche più o meno complesse. In realtà, nessuna singola misurazione è sufficiente per caratterizzare la voce patologica; la valutazione delle tensioni muscolari, posturali e respiratorie del paziente aiuta a fissare dei parametri di riferimento per la riabilitazione vocale.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"20 4","pages":"Pages 1-15"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2021-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"86333493","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2021-11-01DOI: 10.1016/S1639-870X(21)45812-5
A. Giovanni (Médecin ORL Phoniatre), A. Mattei (Médecin ORL Phoniatre)
Le pieghe vocali (nome anatomico ufficiale delle corde vocali) entrano in vibrazione nella laringe al passaggio dell’aria espirata. Questa vibrazione a sua volta provoca la vibrazione dell’aria contenuta nel tratto vocale, il che corrisponde alla comparsa del suono della voce. Esiste una parte attiva del fenomeno che è l’accostamento delle pieghe grazie alla contrazione dei muscoli della laringe il cui nervo motore è il nervo laringeo inferiore. Poi la vibrazione stessa è un fenomeno meccanico legato al passaggio dell’aria espirata attraverso le pieghe vocali accostate l’una contro l’altra. La struttura particolare della piega vocale e che rende possibile questa vibrazione è detta “lamina propria”.
{"title":"Fisiologia delle pieghe vocali","authors":"A. Giovanni (Médecin ORL Phoniatre), A. Mattei (Médecin ORL Phoniatre)","doi":"10.1016/S1639-870X(21)45812-5","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(21)45812-5","url":null,"abstract":"<div><p>Le pieghe vocali (nome anatomico ufficiale delle corde vocali) entrano in vibrazione nella laringe al passaggio dell’aria espirata. Questa vibrazione a sua volta provoca la vibrazione dell’aria contenuta nel tratto vocale, il che corrisponde alla comparsa del suono della voce. Esiste una parte attiva del fenomeno che è l’accostamento delle pieghe grazie alla contrazione dei muscoli della laringe il cui nervo motore è il nervo laringeo inferiore. Poi la vibrazione stessa è un fenomeno meccanico legato al passaggio dell’aria espirata attraverso le pieghe vocali accostate l’una contro l’altra. La struttura particolare della piega vocale e che rende possibile questa vibrazione è detta “lamina propria”.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"20 4","pages":"Pages 1-15"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2021-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"78687851","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2021-11-01DOI: 10.1016/S1639-870X(21)45787-9
B. Rysman, T. Bourhis, F. Mouawad
La gestione dei disturbi della deglutizione si basa su un’anamnesi rigorosa, su un esame clinico e sull’esecuzione di ulteriori esami, il cui obiettivo è identificare meglio i disturbi e guidare la valutazione eziologica. La valutazione deve comprendere almeno una nasofibroscopia della deglutizione e/o un esame videofluoroscopico della deglutizione. Questo non è raccomandato come trattamento di prima linea in caso di sospetto di aspirazione maggiore, specialmente nei casi di congestione e di infezioni broncopolmonari ripetute e gravi. La gestione di questi disturbi richiede un approccio multidisciplinare e si basa sul trattamento eziologico associato alla logopedia e alla cura nutrizionale, nella maggior parte dei casi. Il miglioramento dei sintomi è spesso lento e laborioso. La tracheotomia è indicata nei pazienti con gravi disturbi della deglutizione e ripercussioni polmonari, in quanto essa aggrava disturbi preesistenti. La chirurgia per i disturbi della deglutizione ha un obiettivo generalmente palliativo e deve essere riservata a pazienti selezionati.
{"title":"Gestione diagnostica e terapeutica dei disturbi della deglutizione","authors":"B. Rysman, T. Bourhis, F. Mouawad","doi":"10.1016/S1639-870X(21)45787-9","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(21)45787-9","url":null,"abstract":"<div><p>La gestione dei disturbi della deglutizione si basa su un’anamnesi rigorosa, su un esame clinico e sull’esecuzione di ulteriori esami, il cui obiettivo è identificare meglio i disturbi e guidare la valutazione eziologica. La valutazione deve comprendere almeno una nasofibroscopia della deglutizione e/o un esame videofluoroscopico della deglutizione. Questo non è raccomandato come trattamento di prima linea in caso di sospetto di aspirazione maggiore, specialmente nei casi di congestione e di infezioni broncopolmonari ripetute e gravi. La gestione di questi disturbi richiede un approccio multidisciplinare e si basa sul trattamento eziologico associato alla logopedia e alla cura nutrizionale, nella maggior parte dei casi. Il miglioramento dei sintomi è spesso lento e laborioso. La tracheotomia è indicata nei pazienti con gravi disturbi della deglutizione e ripercussioni polmonari, in quanto essa aggrava disturbi preesistenti. La chirurgia per i disturbi della deglutizione ha un obiettivo generalmente palliativo e deve essere riservata a pazienti selezionati.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"20 4","pages":"Pages 1-7"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2021-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"82405560","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
La trachea è la porzione cervicotoracica delle vie aeree tra la laringe e i bronchi. È un dotto fibro-muscolo-cartilagineo a forma di U che funge da passaggio per l’aria inspirata ed espirata. È formata da 15-20 anelli cartilaginei incompleti, aperti posteriormente e chiusi dal muscolo tracheale. Segue la laringe all’altezza della 6a vertebra cervicale e si divide in due bronchi principali nel mediastino a livello della 5a vertebra toracica. Si relaziona posteriormente per tutto il suo decorso con l’esofago, il che spiega la presenza di alcune patologie come le fistole esofagotracheali. In avanti, si relaziona nella sua parte cervicale con la tiroide, nella sua parte toracica con gli elementi vascolari del torace, in particolare con l’arco dell’aorta di fronte a T4. Grazie alla sua struttura fibro-muscolo-cartilaginea, la trachea resiste al collasso durante la respirazione e adatta il suo diametro grazie al muscolo tracheale. Assicura inoltre delle funzioni immunitarie grazie al suo sistema mucociliare che permette il drenaggio e l’eliminazione delle particelle inalate verso la faringe, ma anche grazie a dei gruppi linfoidi parietali che formano il bronchial associated lymphoid tissue (BALT). Ci sono molti mezzi per indagare la trachea. L’endoscopia flessibile o rigida è uno strumento molto interessante per la diagnosi, in particolare delle lesioni tumorali, ma consente anche l’esecuzione di procedure terapeutiche come l’estrazione di corpi estranei o il trattamento di una stenosi. Il gold standard dell’imaging tracheale è la tomografia computerizzata, sebbene le radiografie semplici possano fornire informazioni utili.
{"title":"Trachea: anatomia, fisiologia, endoscopia e imaging","authors":"M. Gavid , J.-M. Dumollard , J.-M. Vergnon , J.-M. Prades","doi":"10.1016/S1639-870X(21)45789-2","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(21)45789-2","url":null,"abstract":"<div><p>La trachea è la porzione cervicotoracica delle vie aeree tra la laringe e i bronchi. È un dotto fibro-muscolo-cartilagineo a forma di U che funge da passaggio per l’aria inspirata ed espirata. È formata da 15-20 anelli cartilaginei incompleti, aperti posteriormente e chiusi dal muscolo tracheale. Segue la laringe all’altezza della 6<sup>a</sup> vertebra cervicale e si divide in due bronchi principali nel mediastino a livello della 5<sup>a</sup> vertebra toracica. Si relaziona posteriormente per tutto il suo decorso con l’esofago, il che spiega la presenza di alcune patologie come le fistole esofagotracheali. In avanti, si relaziona nella sua parte cervicale con la tiroide, nella sua parte toracica con gli elementi vascolari del torace, in particolare con l’arco dell’aorta di fronte a T4. Grazie alla sua struttura fibro-muscolo-cartilaginea, la trachea resiste al collasso durante la respirazione e adatta il suo diametro grazie al muscolo tracheale. Assicura inoltre delle funzioni immunitarie grazie al suo sistema mucociliare che permette il drenaggio e l’eliminazione delle particelle inalate verso la faringe, ma anche grazie a dei gruppi linfoidi parietali che formano il <em>bronchial associated lymphoid tissue</em> (BALT). Ci sono molti mezzi per indagare la trachea. L’endoscopia flessibile o rigida è uno strumento molto interessante per la diagnosi, in particolare delle lesioni tumorali, ma consente anche l’esecuzione di procedure terapeutiche come l’estrazione di corpi estranei o il trattamento di una stenosi. Il gold standard dell’imaging tracheale è la tomografia computerizzata, sebbene le radiografie semplici possano fornire informazioni utili.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"20 4","pages":"Pages 1-18"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2021-11-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"72963059","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2021-08-01DOI: 10.1016/S1639-870X(21)45509-1
M. Daniel (Chef de clinique, assistant des Hôpitaux) , B. Fohlen (Chef de clinique, assistant des Hôpitaux) , M. Lebrun (Assistant spécialiste) , S. Ferrier (Chef de clinique, assistant des Hôpitaux) , B. Cholley (Chef de service, praticien hospitalier, Professeur des Universités)
L’intubazione tracheale costituisce un atto imprescindibile della pratica quotidiana in anestesia-rianimazione, in medicina d’urgenza e in alcune specialità medicochirurgiche, come l’oto-rino-laringoiatria. L’uso frequente di questa tecnica sin dal suo avvento può, talvolta, portare a considerare la sua realizzazione, se non agevole, almeno accessibile al profano. Tuttavia, l’intubazione orotracheale rimane un gesto responsabile di una significativa morbimortalità e richiede una certa esperienza, a maggior ragione nelle cosiddette situazioni di “intubazione difficile”. La particolare gravità delle complicanze che possono manifestarsi in condizioni di intubazione difficile richiede, quindi, di essere preparati e di rilevare a monte la probabilità di incontrare tale situazione. Pertanto, la scelta delle attrezzature deve tenere conto degli algoritmi disponibili in letteratura e deve consentire di affrontare tutte le situazioni. Lo sviluppo dei vari algoritmi fa parte di un processo di padronanza del rischio. Lo sviluppo di una strategia di gestione consente di anticipare una situazione critica e rimane focalizzato sul mantenimento dell’ossigenazione del paziente. Da diversi anni, nuove tecniche e conoscenze hanno arricchito la gamma di tecniche a disposizione del professionista per l’intubazione, con la comparsa, in particolare, dei dispositivi di videolaringoscopia. Queste nuove tecniche hanno rivoluzionato gli algoritmi e l’ergonomia d’accesso delle vie aeree superiori nel paziente sia nella pratica quotidiana che nei contesti di urgenza.
{"title":"Intubazione: tecniche, indicazioni, attrezzature, complicanze","authors":"M. Daniel (Chef de clinique, assistant des Hôpitaux) , B. Fohlen (Chef de clinique, assistant des Hôpitaux) , M. Lebrun (Assistant spécialiste) , S. Ferrier (Chef de clinique, assistant des Hôpitaux) , B. Cholley (Chef de service, praticien hospitalier, Professeur des Universités)","doi":"10.1016/S1639-870X(21)45509-1","DOIUrl":"10.1016/S1639-870X(21)45509-1","url":null,"abstract":"<div><p>L’intubazione tracheale costituisce un atto imprescindibile della pratica quotidiana in anestesia-rianimazione, in medicina d’urgenza e in alcune specialità medicochirurgiche, come l’oto-rino-laringoiatria. L’uso frequente di questa tecnica sin dal suo avvento può, talvolta, portare a considerare la sua realizzazione, se non agevole, almeno accessibile al profano. Tuttavia, l’intubazione orotracheale rimane un gesto responsabile di una significativa morbimortalità e richiede una certa esperienza, a maggior ragione nelle cosiddette situazioni di “intubazione difficile”. La particolare gravità delle complicanze che possono manifestarsi in condizioni di intubazione difficile richiede, quindi, di essere preparati e di rilevare a monte la probabilità di incontrare tale situazione. Pertanto, la scelta delle attrezzature deve tenere conto degli algoritmi disponibili in letteratura e deve consentire di affrontare tutte le situazioni. Lo sviluppo dei vari algoritmi fa parte di un processo di padronanza del rischio. Lo sviluppo di una strategia di gestione consente di anticipare una situazione critica e rimane focalizzato sul mantenimento dell’ossigenazione del paziente. Da diversi anni, nuove tecniche e conoscenze hanno arricchito la gamma di tecniche a disposizione del professionista per l’intubazione, con la comparsa, in particolare, dei dispositivi di videolaringoscopia. Queste nuove tecniche hanno rivoluzionato gli algoritmi e l’ergonomia d’accesso delle vie aeree superiori nel paziente sia nella pratica quotidiana che nei contesti di urgenza.</p></div>","PeriodicalId":100439,"journal":{"name":"EMC - Otorinolaringoiatria","volume":"20 3","pages":"Pages 1-19"},"PeriodicalIF":0.0,"publicationDate":"2021-08-01","publicationTypes":"Journal Article","fieldsOfStudy":null,"isOpenAccess":false,"openAccessPdf":"","citationCount":null,"resultStr":null,"platform":"Semanticscholar","paperid":"80585809","PeriodicalName":null,"FirstCategoryId":null,"ListUrlMain":null,"RegionNum":0,"RegionCategory":"","ArticlePicture":[],"TitleCN":null,"AbstractTextCN":null,"PMCID":"","EPubDate":null,"PubModel":null,"JCR":null,"JCRName":null,"Score":null,"Total":0}
Pub Date : 2021-08-01DOI: 10.1016/S1639-870X(21)45508-X
J.-J. Braun (Professeur des Universités) , F. de Blay (Professeur des Universités, praticien hospitalier)
La rinite cronica allergica è un problema di salute pubblica a causa della sua crescente prevalenza, della ridotta qualità della vita, delle comorbilità associate e dei costi elevati per la società. È definita dalla concomitante associazione di rinite cronica e di un referto immunoallergologico che mostra un’infiammazione immunoglobuline E-dipendente, legata all’esposizione allergenica. Questa diagnosi richiede la valutazione dei sintomi clinici, una valutazione allergologica e una visita oto-rino-laringoiatrica sia per la diagnosi positiva che per la diagnosi differenziale. L’analisi del contesto epidemiologico e fisiopatologico e delle diverse classificazioni proposte in letteratura nonché della metodologia diagnostica permette di proporre una gestione terapeutica pragmatica e coerente per questo gruppo di riniti croniche, dove solo una su due è allergica al termine della valutazione.
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